Abraham Abbo arriva all’ospitalità passando da un mondo apparentemente distante: il real estate. Oggi è founding partner di diversi locali, tra cui Umi Panama, cocktail bar che ha contribuito a dare una nuova direzione alla scena della capitale panamense. Eppure, quando deve definire il proprio ruolo, sceglie una formula che tiene insieme entrambe le anime della sua carriera: «Mi sento un imprenditore con la mentalità di un host».
Abraham Abbo, dal real estate all’ospitalità

Il passaggio dall’immobiliare all’hospitality è avvenuto quando il risultato economico ha smesso di essere sufficiente. «Ho capito che questa sarebbe stata la mia nuova strada quando creare esperienze ha iniziato a motivarmi più del semplice chiudere un affare». Dal real estate, però, Abbo ha portato con sé un metodo. Tre principi, soprattutto: «Location, tempistiche ed esecuzione». Sapere dove investire, capire quando farlo e trasformare un’intuizione in un progetto concreto sono competenze che funzionano tanto nello sviluppo immobiliare quanto nell’apertura di un locale. A cambiare è il parametro con cui se ne misura il successo.
«Ho dovuto smettere di ragionare soltanto in termini di ritorno economico e iniziare a pensare all’esperienza», racconta. Una distinzione che aiuta a comprendere anche Umi. Il progetto nasce infatti «da un’ossessione per i dettagli e per tutto ciò che circonda il prodotto». Il cocktail diventa così una parte di un sistema più ampio, costruito attraverso servizio, atmosfera, musica, design e ritmo della serata. Se Umi fosse una playlist, Abbo la immaginerebbe «elegante, notturna e con carattere».
Scommettere sulla propria visione
È anche il risultato del rapporto professionale con il socio e chef Kamel Abi Hassan, nel quale competenze differenti trovano un equilibrio preciso. «La sua forza sono la creatività e il giudizio; il mio ruolo è completare queste qualità con struttura e capacità decisionale». Creatività da una parte, disciplina imprenditoriale dall’altra: una divisione dei ruoli che permette all’idea di trasformarsi in un business in modo efficiente.
D’altronde, per Abbo fare impresa significa anche anticipare il pubblico. Il rischio più importante affrontato finora nell’hospitality è stato proprio «scommettere su una visione prima che il mercato fosse completamente pronto a comprenderla». Un atteggiamento particolarmente significativo a Panama City, città «energica, ricca di opportunità e dall’identità unica» — e che considera ancora nel pieno della costruzione della propria personalità gastronomica e del bere miscelato.
Il futuro dell’ospitalità a Panama secondo Abraham Abbo
Alla domanda su cosa manchi oggi alla città, infatti, Abbo evita di indicare un format o una categoria specifica. La questione è più ampia: «Deve continuare a evolversi e trovare una voce propria». Una ricerca che passa anche dalla crescita di una cocktail scene sempre più riconoscibile. Quando deve indicare tre banconi dove bere in città, accanto a UMI cita Mangle e Amano: indirizzi diversi che raccontano una capitale dove la cultura del cocktail sta acquisendo maggiore profondità.
Fuori dal lavoro, Abbo cerca invece una dimensione differente attraverso «sport, musica e tempo con la famiglia». Ma è forse la risposta con cui sintetizza la propria filosofia dell’ospitalità a spiegare meglio il passaggio dal real estate a Umi. Perché costruire uno spazio e riuscire a farlo vivere sono due mestieri differenti. «Il mio approccio parte dal far sentire speciali le persone, senza avere mai bisogno di dirglielo».
Foto courtesy Umi Panama






