@drickor mentre beve un cocktail

Robin Bruhn, il punto di vista di Drickor sulle migliori cocktail scene del mondo

Guardando alla mixology nel suo complesso, forse il cambiamento di rotta più evidente degli ultimi anni è avere abbracciato politiche inclusive e sostenibili con sempre maggiore evidenza e coerenza. È la rottura di un’etichetta, se si vuole chiamarla così: una rivoluzione rispetto ad abitudini che nessuno metteva in dubbio fino a poco tempo fa. Ed è qualcosa che Robin Bruhn saluta con grande apprezzamento.

Bruhn ha 38 anni, risiede a Stoccolma, gira il mondo, è un appassionato di Martini ed è la mente creativa dietro l’account Instagram @drickor. Un’esperienza, quella dal vivo e social, che gli ha permesso di avere idee molto chiare sui trend che contano, sulle cocktail scene più interessanti e sui tre bar (con annessi drink) che bisogna provare almeno una volta nella vita.

3 bar e i cocktail preferiti di Robin Bruhn

Robin Bruhn, in arte @drickor
Robin Bruhn, in arte @drickor

In un caso, ed è facile intuirlo considerato quanto scritto poco fa, si tratta di assaggiare un Martini preparato alla perfezione. Si parte dunque da qui: il punto di riferimento è il Dukes Bar di Londra, dove «Alessandro Palazzi ha sempre dimostrato un’ospitalità straordinaria attraverso la gentilezza, la capacità di raccontare storie avvincenti e una mano ferma come non ne ho mai viste quando si tratta di portare al tavolo un Martini colmo fino all’orlo. Al Dukes i Martini sono come dovrebbero essere: ghiacciati e molto forti. Proprio come piacciono a me».

Poi c’è Boadas: «Il bar, l’atmosfera e la tradizione così ben conservata sono motivi sufficienti per viaggiare fino a Barcellona. Il loro Daiquiri, con lime spremuti al momento e shakerato energicamente prima di essere servito in una coppa ghiacciata, è la perfezione liquida in un bicchiere. Di solito non amo i pezzetti di ghiaccio nel mio cocktail, invece li adoro nel mio Boadas Daiquiri e non potrei immaginare il drink senza».

In ultimo non poteva mancare Stoccolma: «Tjoget è il mio bar di riferimento. Il loro Beets by Tjoget è un classico del locale: è un vodka sour con barbabietola, zenzero, cocco e limone, guarnito con noce moscata grattugiata. Complesso ma non troppo, ben bilanciato e delizioso. Un must se visiti Stoccolma e il Tjoget».

Le cocktail scene da scoprire

Uno dei cocktail amati da Robin Bruhn

Questi dunque i bar e i drink che, secondo Robin Bruhn, non possono mancare nel taccuino dei ricordi di un vero barfly. Se però si allarga lo sguardo alle cocktail scene, allora è necessario uscire dall’Europa. In questo caso i punti di riferimento sono due: Bangkok, con «una scena in piena espansione e una città decisamente sottovalutata, per usare un eufemismo» e New York City, che «ha vissuto un periodo fantastico negli ultimi anni, con l’apertura di bar incredibili. Per esempio Schmuck, Sip & Guzzle, Clemente Bar e Overstory. Ma aggiungerei alcuni dei miei preferiti come Attaboy, Dutch Kills e Little Branch, insieme a leggendari dive bar come Milano’s, Sunny’s, Spring Lounge e The Commodore».

Robin Bruhn tra qualità, servizio e autenticità

Uno dei locali preferiti da Robin Bruhn

Quando Robin Bruhn elenca le sue preferenze lo fa avendo in mente un’idea precisa di qual è «l’unica tendenza di cui vale la pena parlare (e seguire): quella dei drink di qualità e di un servizio curato e genuino. Mi piace scoprire come la tecnica possa far evolvere il sapore e la presentazione, ma, alla fine, se un drink ha un bell’aspetto solo sul menu per me sarà sempre un no». Quando è un sì, Bruhn scatta una foto per il suo profilo Instagram: «Voglio che sia autentica e genuina. Cerco di cogliere l’attimo senza mai preparare tutto nei minimi dettagli. Voglio che i miei contenuti e le mie storie risultino puliti e spontanei». Come un buon drink.

Tratto dal magazine cartaceo di Coqtail – for fine drinkers. Ordinalo qui

Foto courtesy Robin Bruhn