Mercato del beverage, il calo dei consumi

Mercato del beverage: come cambiano i consumi globali di alcol

Non tutto il male viene per nuocere: i più recenti dati dell’International Wines and Spirits Record (IWSR) certificano che il 2025 è stato il terzo anno consecutivo di contrazione dei volumi globali relativi al consumo di alcol, con uncalo del -2% negli ultimi dodici mesi. Si tratta di una metamorfosi guidata da bere consapevole, dal successo dei prodotti ultra-premium, dalla raggiunta maturità dei ready-to-drink e dal fenomeno no-alcol. Un quadro in fermento nel quale spiccano alcuni trend interessanti: il sorpasso degli spiriti sul vino, l’affermazione del tequila di lusso e del whisky indiano.

Consumi in calo, ma niente crisi

Marten Lodewijks, managing director & presidente di IWSR, guarda la situazione attuale con ottimismo: «Le persone non stanno abbandonando l’alcol, ma sono più consapevoli in termini di frequenza e quantità dei consumi». Per questo Lodewijks parla di «un profondo cambiamento del mercato globale delle bevande alcoliche». È comunque una trasformazione complessa da navigare, soprattutto per due ragioni: un 2025 che ha fatto segnare -2% a livello planetario e consumatori che pongono nuove sfide ai produttori, spingendoli a uscire da binari noti.

È inoltre un mutamento dalle caratteristiche sfaccettate. Per esempio: se birra, alcol e spiriti in generale hanno avuto una contrazione, rispetto al 2024, alcuni prodotti in particolare hanno fatto segnare numeri positivi. È il caso dei whisky indiani, dei whiskey irlandesi, del tequila, dei bitter e degli aperitivi. E in generale sono andati bene i ready-to-drink e gli analcolici. Guardando poi alla geografia, emergono alcuni mercati trainanti: l’India, con un +4%, è il migliore a livello globale, mentre la Turchia è il più positivo d’Europa.

Il sorpasso storico: gli spirits superano il vino

Mercato del beverage, gli spirits superano il vino
Mercato del beverage, gli spirits superano il vino

Il declino del vino è in atto già da qualche anno e il 2025 fa segnare un -5% che produce un esito epocale: per la prima volta il mercato mondiale degli spiriti supera quello del vino. E questo nonostante il declino dei distillati. IWRS segnala però la crescita degli spumanti, in particolare del Prosecco e dei Cremant, e l’espansione dei vini dealcolati, sia fermi sia mossi.

Mercato del beverage e spirits: chi sale e chi scende

Il -2% nel consumo di alcol mondiale diventa -3% se riferito ai soli spiriti: un declino iniziato nel 2017 e ancora in atto. Anche in questo caso, però, ci sono luci e ombre.

I whisky si difendono bene (+2%), grazie quasi esclusivamente all’affermazione del whisky indiano (+4%). È però interessante notare che il dato positivo dell’India è dovuto in larga parte a prodotti di fascia bassa, in controtendenza rispetto al trend globale del bere meno e meglio. Ottime performance anche per l’irish whiskey (+2%) e per il tequila (+2%). Quest’ultimo è trainato dal segmento ultra-premium (+8%), a conferma che l’era degli shot di bassa qualità è ormai tramontata per fare spazio a un distillato da meditazione e da miscelazione d’autore.

Crescono del +2% anche i bitter e gli aperitivi alcolici, spinti dalla tenuta del mercato europeo, che rappresenta oltre due terzi del consumo globale ed esporta il rito dell’aperitivo, ma anche dalla crescita dei prodotti d’ingresso in Sud America e nell’Africa subsahariana. Positivo ma non troppo il dato del gin (+1%), ottenuto in larga parte grazie all’incremento dei segmenti di prezzo medio/basso e di produzione locale, soprattutto nei mercati emergenti. In quanto alla categoria super-plus, che in passato aveva trainato il boom del gin, il 2025 fa registrare un -2%a livello planetario nonostante la crescita in Brasile, India, Giappone e Francia.

Il 2025 è stato invece negativo per la vodka (-2%) e per il rum (-1%), sebbene i volumi globali di quest’ultimo rimangano superiori ai livelli del 2019. Spicca poi il -7% di cognac e armagnac, un tasso di calo simile a quello registrato nel 2023 e nel 2024, e nonostante il boom del Sudafrica (dove la crescita è stata a cifra doppia).

La maturità dei ready-to-drink

«La categoria sta maturando nei suoi mercati principali, mentre allo stesso tempo si sta affermando in nuovi mercati – e il rapido spostamento verso formati premium, nuovi gusti e marchi ci indica che si tratta di una categoria con una reale longevità», analizza Marten Lodewijks. Più nello specifico, i RTD rappresentano la categoria di bevande alcoliche che ha fatto registrare i dati più positivi del 2025: +3% a livello globale. E questo nonostante il rallentamento nei due mercati principali: Stati Uniti e Giappone.

Gli USA continuano a rappresentare il 40% del volume totale, ma denunciano il primo calo annuale dal 2015 nonostante la netta crescita dei ready-to-drink di fascia premium e alta (+15%). In quanto al Giappone, c’è stata crescita ma più lenta rispetto agli anni precedenti: segnale di un ingresso nella fase di maturazione del mercato. Per quanto riguarda l’Europa: Regno Unito, Paesi Bassi e Spagna stanno trainando la crescita del settore.

Mercato del beverage: l’ascesa dei prodotti no-alcol

Mercato del beverage e i prodotti no-alcol
Mercato del beverage e i prodotti no-alcol

Marten Lodewijks afferma che «il mercato degli analcolici è ancora di nicchia in termini di volumi, ma i tassi di crescita e la rapidità con cui questi segmenti si orientano verso prodotti di qualità superiore ci dicono qualcosa di importante: il consumatore attento al consumo consapevole di alcol è destinato a rimanere ed è disposto a pagare per avere alternative di qualità». Infatti i dati di crescita sono notevoli: +8% per la birra analcolica, +8% per gli spiriti analcolici e +13% per vini fermi o spumanti senza alcol.