Bar Bridge in Australia

Questo nuovo cocktail bar australiano è dedicato all’Extra Dry Martini

Aprire un cocktail bar significa ideare una drink list che ne racconti chiaramente l’identità. Il menu del Bar Bridge di Sydney ha messo al centro della scena l’Extra Dry Martini. La versione più secca, quella che accetta il vermouth in dosi piccole o piccolissime. Quella che dice di un locale raffinato, quasi austero, adatto a clienti che rifuggono le mode, convinti che divertimento e buon bere si ottengano solo grazie ai classici intramontabili.

Bar Bridge, una drink list a tutto Martini

Drink list a base di Extra Dry Martini

Annunciare una drink list a base di Extra Dry Martini implica una grande coerenza. Bisogna essere capaci di passare dalle parole ai fatti. Così ecco tre diversi Extra Dry Martini, preparati con variazioni sul tema che non tradiscono l’ispirazione originale ma le conferiscono un carattere di novità.

Si parte con il Bridge Martini, un twist del Vesper preparato con un London dry gin e una vodka locali e con uno spumante brut australiano concentrato attraverso liofilizzazione. Garnish: oliva e scorza di limone. A seguire un Citron Martini realizzato congin giapponese e vodka e un Kimchi Martinia base di gin australiano e kimchi. C’è anche un Martini che cambia su base mensile: quello di aprile è un Passionfruit Creme Martini.

Gli altri cocktail di Bar Bridge

Locale australiano

Una volta che la drink list è coerente con il format del posto, puoi permetterti di aggiungere altri cocktail. L’identità del Bar Bridge non può fare a meno di un’attenta selezione di classici, dal Negroni al Manhattan, dal South Side al Whisky Sour, dal Margarita al Daiquiri.

E non possono mancare i signature. In questo caso sono cinque e puntano a miscelare in maniera originale ingredienti da tutto il mondo. C’è il Concordea base di calvados e acquavite di lamponi, l’Highlight con vodka, vino da dessert e melone, il Pippin realizzato con tequila, cetriolo, mela verde, lo Stirlinga base di scotch e sake dolce e il Brumble, il cui nome somiglia a quello del cocktail di Dick Bradsell e infatti è una sua versione contemporanea. Al Bar Bridge lo preparano con gin, granita di more, soda al limone, barbabietola.

L’ultimo tocco è l’arredamento

Anche l’ambiente dev’essere coerente con lo spunto iniziale. Se dunque l’idea è di mettere in campo un posto dove «vivere con eleganza e bere con raffinatezza», allora ha senso progettare un arredamento fatto di luci soffuse, candele, divanetti in pelle. Con un tocco d’energia dato dal colore rosso: «quasi come in un’opera di Baz Luhrmann», dice Daisy Tulley, ceo di Mucho Group.

Bar Bridge è il nuovo locale di Mucho Group

Cocktail di Bar Bridge

Dietro Bar Bridge c’è l’australiano Mucho Group, specializzato in locali dall’anima verticale. Nel senso che ogni bar esplora un determinato spirito o stile, con poche concessioni al resto. Dunque Bar Bridge è inserito in una chiara strategia imprenditoriale che ha già messo in campo realtà come Cantina OK! (tempio del mezcal e Centro 86, dedicato al Margarita.

Foto courtesy Mucho Group