La sera è calata su Al Maryah Island quando la brezza leggera del mare regala un po’ di sollievo dalla calura del giorno. Marco Corallo varca la soglia del Four Seasons Abu Dhabi per raggiungere il listening bar da poco inaugurato nella lussuosa struttura, ma prima si ferma nella terrazza della lobby, si siede, e di fronte a un caffè sorride, mentre cerca le parole per iniziare l’intervista.
La carriera di Marco Corallo: gli esordi

Dopo quindici anni vissuti fuori dai confini del Belpaese, parlare la sua lingua madre gli viene meno naturale, «A volte quando telefono a mia madre mi escono frasi in spagnolo, in italiano e in inglese, tutte insieme». Alla fine parte comunque da lì, ricostruendo un percorso che comincia lontano dal bar, prendendo le misure di quel mondo dell’ospitalità che lo ha affascinato fin da bambino. «Ho iniziato la mia carriera nel 2008. Dopo le superiori sono andato a studiare economia, non ho fatto l’alberghiero come tanti miei colleghi. Poi ho lavorato per due anni in una sartoria italiana a Lecce, la mia città».
Il bar arriva poco dopo, sempre a Lecce, grazie a un incontro decisivo. «Il mio mentore è Andrea Carlucci, oggi co-proprietario di Quanto Basta. È stato il mio primo head bartender, quello che mi ha inserito davvero in questo mondo».
Le esperienze all’estero di Marco Corallo e la pausa dal bar

Parallelamente, gli studi con l’AIS lo avvicinano anche al vino, finché da un’agenzia di recruitment arriva un’occasione per lasciare l’Italia. Prima a Washington, come assistant bartender e junior sommelier, poi a Londra. «Nel 2011 sono andato al Savoy. Lavoravo come sommelier al River Restaurant, ma lì ho iniziato a riavvicinarmi al bartending internazionale. Londra non mi bastava, la sentivo stretta: ero giovane e avevo voglia di vedere altro».
Gli Emirati Arabi sono per lui una rivelazione, quando inizia come bar manager in strutture di rilievo, passando anche da Zuma. La sua carriera prende il volo, con la vittoria di una competizione negli Emirati, che lo porta a viaggiare per il mondo. Dopo una nuova parentesi londinese, stavolta all’Artesian, decide che è giunto il momento di prendersi una pausa dall’operatività. «Ho aperto un’agenzia negli Stati Uniti che si occupava di training in hospitality. Però mi mancava stare al bar».
La nascita del progetto Saikindō ad Abu Dhabi

Così due anni fa, quando arriva la chiamata per dare forma a Saikindō, listening bar aperto da pochi mesi all’interno del Four Seasons Hotel Abu Dhabi, non ci pensa due volte e ritorna a est, stavolta per restare. «Quando mi hanno raccontato il progetto, mi sono innamorato. Ho pensato: questo è quello che voglio fare ancora per un bel po’». Oggi, a 38 anni, guida un progetto che, già quando era solo su carta, sembrava fatto su misura per lui. «Colleziono vinili, faccio il dj, ho lavorato in diversi Japanese bar e amo la cultura nipponica. È stato un plug and play molto naturale», continua Marco Corallo.
«Il concept c’era già, ma l’impronta vera l’ho data sul beverage program e sul servizio». E insiste su un punto: «Il bar è bellissimo, ma quello che lo differenzia è chi lo riempie». La libertà concessa dalla proprietà ha fatto il resto. «Il general manager mi ha detto: “Questo non è un bar del Four Seasons, è un bar che è aperto nel Four Seasons”». Il risultato è un luogo che mantiene il posizionamento luxury, con un approccio diretto. «Ci sediamo con il cliente, parliamo e scherziamo. Ci interessa davvero capire cosa vuole».
Musica, vinili e cultura giapponese

La musica, in questo equilibrio è un elemento strutturale. Marco Corallo ci arriva da lontano, «Mio padre aveva una discoteca in Salento e io a dodici anni facevo il mio primo shift, aprendo le toniche per la bartender». Da lì nasce tutto: la passione per l’hip hop old school, poi il soul, il funk e il jazz. «Ho imparato a suonare la chitarra e a fare il dj da autodidatta». Oggi colleziona vinili tra Abu Dhabi e l’Italia e, quando la serata lo permette, suona anche al bar. Se Saikindō fosse una canzone? Ci pensa: «Big Poppa, di Notorious B.I.G, perché gli abbiamo dedicato un cocktail a base di sotol, bitter, wasabi, dashi al pomodoro e vaniglia che è letteralmente esploso, e Upside Down di Diana Ross, che è perfetta da suonare al bar».
Il suo nuovo regno si caratterizza per un’atmosfera controllata, ma allo stesso tempo piena di energia. «Vogliamo il bar pieno, ma non troppo. Ogni persona deve avere il miglior servizio possibile». Se qualcuno inizia a ballare, nessun problema. «Se la gente si diverte, ci divertiamo anche noi».
Highball e i cocktail di Marco Corallo da Saikindō

Sul fronte della miscelazione, la linea è chiara. «Proponiamo cocktail approcciabili, bilanciati. Non ci piacciono gli estremi, quindi nella drink list non c’è spazio per il troppo sour, il troppo dolce, o il troppo forte». L’ispirazione arriva anche dalla cultura giapponese e dal mondo izakaya, con un focus sugli highball e sul rapporto tra soda e whisky. «Il nostro obiettivo è che chiunque entri possa bere qualsiasi drink, e lo gusti con piacere anche se non è il suo preferito».
Il futuro di Marco Corallo

Fuori dal lavoro, Marco Corallo cerca l’opposto del ritmo del bar. Viaggia per fare surf, «l’ultima tappa in Sri Lanka è stata due settimane prima dell’apertura», e passa il tempo libero a casa, con la compagna, il cane e il gatto Ottogi, «si chiama come una maionese coreana», scherza. Quando deve descriversi, sceglie poche parole. «Sincero, diretto. E molto passionale». Una passione che, ammette, ha anche un lato più complesso. «Sono un overthinker. Penso tanto, a volte troppo. È una cosa su cui sto lavorando». Il futuro di Saikindō è già tracciato nella sua testa. «Voglio che diventi il bar più ospitale possibile. E perché no, un concept replicabile in altre città del mondo».
Alla fine, la sintesi sta in una frase. «Il lusso oggi è il tempo, che si misura con esperienze di valore. Se qualcuno decide di passarlo da noi, dobbiamo restituirgli qualità».


Tratto dal magazine cartaceo di Coqtail – for fine drinkers. Ordinalo qui
Foto di Toby Davies e Don Rae Loriezo, courtesy Four Seasons Abu Dhabi. Riproduzione vietata






