Perché occuparsi dello Spring Feeling se non importa a nessuno? Intanto perché non è detto che il disinteresse resti tale per sempre; inoltre è buono e a testimoniarlo sono alcuni pezzi grossi della cocktail renaissance. Infine può essere considerato il twist di un altro drink del passato che in tempi recenti è tornato in auge: il Last Word. Sai mai che ciò aiuti le fortune dello Spring Feeling. Anche se in realtà il Last Word rappresenta una spina nel fianco, una sorta di avversario in eterno vantaggio.
La storia dello Spring Feeling non inizia nel 1930
Tutto comincia nel 1930, ma la data non rappresenta un vero inizio. In quell’anno la miscelazione statunitense stava vivendo il suo periodo più buio: il Proibizionismo aveva tentato di ridurre il consumo di alcol, ma aveva fallito miseramente. La gente continuava a bere, persino più di prima, però la qualità dei cocktail era colata a picco e il lavoro di bartender aveva perduto gran parte della sua dignità e autorevolezza. Un disastro.
Fra i bartender di lusso c’era l’inglese Harry Craddock, che si era affermato proprio negli States e che all’avvento del Proibizionismo aveva fatto le valige ed era tornato in patria. Qui era entrato nello staff dell’American Bar del Savoy Hotel di Londra, diventandone la colonna portante. Così nel 1930 aveva firmato il celebrato The Savoy Cocktail Book: proprio in quelle pagine compare per la prima volta la ricetta dello Spring Feeling. Non significa però che il cocktail sia nato in quel momento storico né che Craddock l’abbia inventato.
Il fumoso passato dello Spring Feeling
The Savoy Cocktail Book è una miscellanea di ricette: 750 in tutto. Alcune le ha inventate Harry Craddock, il grosso no. Alcune sono relativamente recenti, rispetto al 1930, altre appartengono al passato. Non è possibile sapere con certezza a quali categorie appartiene lo Spring Feeling, anche perché il testo di Craddock è rivolto agli addetti ai lavori: indica ingredienti, proporzioni e lavorazioni, ma non dà informazioni sulla nascita o sulla paternità dei drink
L’opinione comune fra gli storici è che lo Spring Feeling non sia stato inventato da Craddock. In quanto agli anni della nascita, è ragionevole pensare che siano quelli del Proibizionismo, se non altro per la parentela con il Last Word. Più di questo è impossibile dire.
La nicchia è per sempre?
Molti studiosi concordano nell’aggiungere che lo Spring Feeling era un cocktail di nicchia anche presso l’American Bar gestito da Harry Craddock e che fosse spesso oscurato dal Last Word: ricetta molto simile, ma con l’aggiunta di Maraschino per ammorbidire la miscela.
La riscoperta del Last Word, a metà degli anni Duemila, ha riportato sotto i riflettori anche lo Spring Feeling. Che però, ironia della sorte, mantiene una posizione subordinata: scelto come eventuale alternativa al parente più celebre, mai capace di uscire dalla sua ombra. E questo nonostante l’apprezzamento di pezzi grossi come Ted Haigh e Gary Regan, che ne hanno lodato il carattere affilato e fresco. Verrà mai il tempo della fama? Nessuno può dirlo.
La ricetta dello Spring Feeling

Qui di seguito le proporzioni che compaiono nel libro The Savoy Cocktail Book.
Ingredienti
- 45 ml gin
- 22,5 ml liquore verde alle erbe
- 22,5 ml succo di limone appena spremuto
Preparazione
Inserire tutti gli ingredienti in uno shaker insieme a del ghiaccio a cubetti. Agitare con energia, come a voler spingere lo Spring Feeling fuori dalla nicchia. Poi filtrare in un bicchiere da cocktail precedentemente raffreddato.
Garnish
Nessuna.
Foto di Emanuel Florentin x Coqtail, location Sogni Milano – riproduzione vietata






