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E se il tiki fosse nato nel Mediterraneo? La scommessa di Bar Volare a Bologna 

Dal 18 giugno al 2 agosto il Bar Volare di Bologna si trasforma in una giungla pop-up. L’occasione è la quarta edizione della Tiki Experience, che quest’anno si pone una sfida audace: creare un inedito punto d’incontro fra la cultura polinesiana e le suggestioni dei Mediterraneo

I nuovi signature drink nascono da uno spunto provocatorio: cosa succederebbe se i sapori, gli aromi e le spezie del Mare Nostrum prendessero una forma fresca, tropicale ed esotica? La risposta non si esaurisce nel bicchiere. Come spiega il bar manager Giuseppe ‘Peppe’ Doria: «il tiki non è solo uno stile decorativo o una categoria di cocktail, ma è uno straordinario esercizio di ospitalità immersiva». 

L’evoluzione dell’experience bar: da Don the Beachcomber a Bologna 

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«Ho sempre visto il tiki come uno dei primi experience bar della storia. Se pensiamo a Don the Beachcomberparliamo di uno spazio che raccontava una storia e permetteva agli ospiti di vivere un’esperienza completa». Con le dovute proporzioni, è il medesimo approccio che ha modellato Bar Volare. Racconta infatti Peppe Doria: «Quando lo abbiamo immaginato, volevamo creare un luogo capace di trasportare le persone in una dimensione diversa dalla quotidianità. Musica, atmosfera, servizio, arredamento e drink dovevano costruire un mondo coerente e immersivo». 

Tiki Experience 4: l’accento è sulla parola “esperienza” 

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Nacque così l’atmosfera anni Sessanta del locale bolognese. Ed è nata nel medesimo modo la Tiki Experience: l’edizione numero 4 abbandona la Dolce Vita per condurre i clienti in una giungla tropicale senza tempo. Arredi, luci, musica, piante: tutto è orchestrato perché l’esperienza sia a 360 gradi. 

«Spesso il dibattito si concentra su ricette, mug, iconografia del tiki», racconta Peppe Doria: «Sono tutti aspetti importanti, ma il cuore è altrove. Per me il vero valore è la sua capacità di creare uno spazio separato dalla quotidianità, un luogo in cui il tempo rallenta e le persone possono sospendere, anche solo per qualche ora, il ritmo della vita di tutti i giorni». 

Il “passo di lato” di Gianni Zottola e la maturità del team 

Inevitabilmente, la prima edizione della Tiki Experience aveva esplorato i padri fondatori Don the Beachcomber e Trader Vic. L’anno successivo erano stati esplorati grandi classici come Mai Tai e Zombie, mentre l’edizione 3 aveva puntato i riflettori sulle storiche correnti filippine. 

Il 2026 è all’insegna dello spunto più audace avuto finora: creare un dialogo fra Polinesia e Mediterraneo. È anche il momento in cui Gianni Zottola – definito da Doria «un amico e il Piero Angela del tiki» – ha compiuto un piccolo passo di lato. Ha contributo alla definizione di Tiki Experience 4, ma ha lasciato spazio al team di Bar Volare

Sempre con le parole di Peppe Doria: «Dopo quattro anni di studio e approfondimento abbiamo sentito il bisogno di aggiungere una voce nostra alla conversazione. La Mediterranean Edition nasce proprio da questo: dialogare con il tiki attraverso il linguaggio e la sensibilità di Volare». 

La drink list: come i tropici parlano la lingua del Mare Nostrum 

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Dalla chiacchierata fra Mediterraneo e Pacifico è nato per esempio il Pogo Melon, «dove il profilo tropicale dell’anguria speziata incontra una miscela di agrumi mediterranei composta da limone, cedro, mandarino e bergamotto, completata da una nota di rosmarino». 

Altri due esempi. «Il Pistacchio Mai Tai, una reinterpretazione del classico che utilizza il pistacchio come elemento distintivo, evocando immediatamente la Sicilia e il Mediterraneo orientale. Poi il Mediterranean Pearl, dove rum, miele di zagara, zafferano, nocciola e agrumi convivono in una struttura profondamente tiki ma con un’identità chiaramente mediterranea. Più che sostituire il tropicale con il mediterraneo», sottolinea Doria, «abbiamo cercato di creare un dialogo. Volevamo capire cosa sarebbe successo se il tiki fosse nato sul Mediterraneo invece che nel Pacifico». 

La cultura è nulla senza evoluzione 

Tiki Experience 4 lancia anche un messaggio sul tema del rispetto dei classici: «Credo profondamente nel rispetto delle consuetudini acquisite, perché ci ricordano da dove veniamo. Ma penso che l’evoluzione sia fondamentale. Se trasformiamo il passato in una gabbia rischiamo di smettere di crescere. Per me il punto non è chiedersi se un drink sia abbastanza mediterraneo o abbastanza tropicale. La domanda è se conserva ancora quello spirito di evasione, scoperta e racconto che ha sempre caratterizzato il tiki. Se quel linguaggio rimane vivo, allora il dialogo può continuare». 

Per assistere agli esiti di questo confronto, dunque, l’appuntamento è a Bologna, presso Bar Volare, dal 18 giugno al 2 agosto 2026. 

Immagini courtesy Volare Bologna