A Santiago c’è un luogo dove l’espresso affianca il vermouth, il cold brew dialoga con il bitter e il servizio mantiene la disciplina di un’aula. È Artemisa, un locale dalla doppia anima. Il primo coffee cocktail bar del Cile, pensato come uno spazio di ricerca applicata al bancone, che di giorno lavora come uno specialty coffee bar e che, con l’arrivo della sera, cambia l’atmosfera e diventa un cocktail bar. O meglio, quel posticino dove le luci si abbassano, la musica accompagna le chiacchere e la miscelazione diventa il punto focale dell’esperienza.
Nadin Elias e la nascita di Artemisa

Nadin Elias guida questo progetto. Già direttrice di Bar Academy, la prima scuola di mixology del Paese fondata da Ricardo Guerrero, oggi suo socio anche in Artemisa, riporta nel locale di Las Condes quell’approccio formativo fatto di studio sulla materia prima e di educazione trasversale sul mondo bar. «L’Academy nasce venticinque anni fa», racconta Nadin Elias. «Il nostro sogno è sempre stato quello di creare una grande accademia per mixologist ma anche per baristi. E oggi posso dire che siamo stati dei veri pionieri in questo campo».
Nadin Elias e la visione che unisce caffè e mixology

Artemisa rappresenta la traduzione concreta di percorso dell’Academy. «Il nostro obiettivo educativo è strettamente legato a ciò che realizziamo nel locale, che rappresenta il nostro progetto finale. Perché qui riuniamo i due mondi che amiamo, la mixology e il caffè, in un luogo che unisce entrambi». Per Nadin la formazione resta, dunque, un fondamentale per tutti. «Cosa insegnerei a un bartender agli inizi? Prima di tutto la passione per questo mestiere, che è fatto di ospitalità e servizio».
Poi la dimensione tecnica. «Oggi direi ai bartender di studiare il caffè e ai baristi di studiare la mixology: questi due mondi rappresentano il futuro e devono conoscerli a fondo». Un modus che si riflette sugli ospiti. «Negli ultimi cinque anni a Santiago il pubblico è cresciuto moltissimo. Oggi le persone vogliono conoscere i prodotti, capire cosa bevono, e questo ci ha spinti a perfezionarci in ogni ambito». Nella capitale si vive con intensità sia la cultura del caffè sia quella dei drink, e questa evoluzione ha rafforzato l’identità del progetto.
Formazione e passione, i pilastri di Artemisa

Nella città di Santiago, in particolar modo, questa crescita culturale ha richiesto impegno e adattamento. «È stata una sfida, ma anche un’esperienza estremamente arricchente, perché riflette il nostro DNA. Proprio per questo credo che sia fondamentale continuare ad apprendere: dai grandi professionisti che visitano Santiago e da quelli che oggi possiamo conoscere attraverso i tanti mezzi di comunicazione». Centrale, per Nadin Elias, resta la passione. «L’ospitalità è il primo passo per diventare un grande professionista ed è anche il primo passo per costruire una grande proposta di cocktail nel proprio bar».
Il mondo di Artemisa tra miti e signature drink

Il concept del locale si ispira alla mitologia. «Il nostro concetto è basato sulla dea greca che per noi rappresenta un mondo parallelo». La carta sviluppa questa idea attraverso reinterpretazioni dei classici. «Immaginiamo che i Sour, i Negroni o gli Old Fashioned possano esistere in versioni alternative in altri mondi». La prima drink list ha tradotto questa visione in sezioni tematiche. «Per esempio, abbiamo presentato tre diversi twist su tutti e tre i temi, come l’Entre Andes Y Nipon con pisco wasabi, cordiale di ananas e guava». Una visione, che tiene insieme studio, scambio e servizio, prendendo forma anche nell’identità narrativa del locale.
Il nome Artemisa deriva da quello della dea Artemide. Ma questa lettura non nasce solo da un significato linguistico, ma da una reinterpretazione mitologica e simbolica costruita attorno all’identità del locale. «L’abbiamo trasformata in una figura contemporanea, con una coppa da cocktail in una mano e una tazza di caffè nell’altra. Come la dea dei baristi e dei bartender di oggi, che rappresenta un mondo parallelo di gusto e ricerca al bancone».
Il successo dell’Espresso Martini

E se si parla di cocktail, tra le proposte più richieste spicca proprio un grande classico contemporaneo. «Il cocktail al caffè più venduto è l’Espresso Martini, una tendenza globale. Abbiamo anche un contatore e presto riveleremo il numero di Espresso Martini serviti». Il suo successo si misura nel numero di bicchieri che attraversano il banco ogni sera e in una ricetta costruita con un ingrediente specifico. «Lo rendiamo unico lavorando con un chicco specialty che tostiamo noi stessi e che conosciamo a fondo». Quale? Non è dato saperlo da chi non lo prova sul posto. Però vale un invito: «Venite a provarlo e ve lo sveleremo».
Tratto dal magazine cartaceo di Coqtail – for fine drinkers. Ordinalo qui
Immagini credits Emanuel Florentin x Coqtail. Riproduzione vietata






