Dieci anni da celebrare, trenta drink per ricordare, una storia da cui ripartire: Danico, il famoso cocktail bar di Parigi, mette in campo un menu amarcord. Si chiama Best Of (nomen omen) e propone una selezione delle ricette più amate del decennio 2016-2026. Ogni anno tre creazioni, un tempo limitato per gustarle (da giugno ad agosto) e talvolta anche meno giorni a disposizione: alcuni drink sono in edizione limitata, e una volta terminato il numero previsto non sarà più possibile ordinarli.
Per dire: di For Christ’s Sake ce ne sono 112, di St Germain Des Prés qualcuno di meno (98) e di Ghost in the Shell solo 52. C’è una ragione, dietro a questa scelta: parola di Nico de Soto, proprietario e fondatore di Danico, oltre che direttore creativo e consulente beverage.
Trenta cocktail per tre mesi: impossibile

Le edizioni limitate sono nate da esigenze pratiche: «A Danico i cocktail richiedono una preparazione molto, molto elaborata: è quasi un’impresa titanica», afferma Nico de Soto. «Inoltre il locale è molto piccolo. Semplicemente non era possibile conservare per tre mesi le preparazioni di trenta drink. Abbiamo tutto quello che serve pronto sin dall’inizio e quando termina la scorta, basta, è finita. Mi spiace. Volevamo dare la possibilità ai clienti di provare i drink che abbiamo scelto, magari per la prima volta oppure perché ne hanno un buon ricordo e desiderano rinverdirlo. Non è una strategia di vendita, è che non c’erano alternative».
È un best of, ma non con i migliori drink

La selezione del menu è arrivata per gradi. Prima una decisione: ogni anno d’attività di Danico sarebbe stato raccontato attraverso tre cocktail pescati dalla drink list di quello specifico momento. «Quindi non abbiamo scelto i migliori trenta del decennio. Ogni anno abbiamo vagliato quelli che sono i nostri tre preferiti, a prescindere dal fatto che alcuni stili potessero ripetersi».
Il risultato «è un po’ di quello che piace alla gente, di quello che piace a noi e di quello che pensiamo resisterà alla prova del tempo. Alcuni drink non potranno più essere riproposti: questa è l’occasione per portarli alla ribalta un’ultima volta».
Il filo rosso è il Milk Punch e non è un caso

Era forse inevitabile, considerato il curriculum di Nico de Soto: il menu Best Of sfoggia molti Milk Punch, siano essi chiarificati o meno. Ci sono per esempio il Kota Ternate del primo anno, il Fat Duck, lo Sweet Banane, il Moussaka, il Karkotoa. «Ho scoperto il Milk Punch nel 2010, a New York, e ne ho preparato uno per il primo menu dell’Experimental Cocktail Club di Chinatown, a Londra. Da allora non ho più smesso: ne ho fatti moltissimi, ho scritto articoli sul tema e sono considerato fra coloro che l’hanno riportato in auge. Ora è ovunque, ma fra il 2010 e il 2014 eravamo soprattutto noi a prepararlo».
E prosegue, «È un drink fantastico perché si può preparare in grandi quantità e non si rovina. È versatile, è ottimo per il servizio, è complesso ed è semplicemente qualcosa che amiamo».
L’importanza del team

Best Of non è il meglio di Nico de Soto e basta: «Al Mace di New York creo tutti i drink e non è un problema perché adoro farlo e non obbligo il mio staff a cimentarsi nell’impresa. Se non vogliono non vogliono, va bene così. Invece al Danico tutti vogliono inventare drink e sono tutti davvero bravissimi», continua l’imprenditore.
«Nel menu del decimo anniversario la maggior parte dei cocktail è mia perché sono trascorsi dieci anni e alcuni membri del team sono cambiati. Ma ora, ogni volta che creiamo un menu, ne parliamo insieme e partendo da qui ognuno presenta le sue proposte. Durante la prima degustazione dico se funzionano oppure no e se c’è qualcosa su cui lavorare. Poi ci sono una seconda degustazione e una terza. Il requisito essenziale è che le ricette siano in linea con il nostro stile e siano ben bilanciate. E in questo il contributo del team è importante: sono molto orgoglioso di loro, sono davvero bravi».
Ma quindi, questa drink list?

Il 2016-2017 è raccontato da: Kota Ternate, un twist del Piña Colada fatto con rum, ananas, mix di spezie al cocco, lime e latte; L’Alligator C’Est Vert preparato con assenzio, latte di cocco, pandan, noce moscata e uovo; infine St Germain Des Prés a base di gin, liquore alle erbe, cetriolo, bitter e albume (edizione limitata: 98 porzioni).
Secondo anno, 2017-2018: i rappresentanti sono Prends L’Oseille con rum, aquavit, acetosa, cardamomo verde, yogurt, lime e assenzio, What’s Up Doc? realizzato con tequila, rafano, carota, pepe nero e soda, e Les Molettes de François a base di tequila, mezcal, avocado, mais, lime, mole e sale affumicato.
Dal 2018-2019 giungono Ghost In The Shell miscela aquavit, cacao bianco, frutto della passione, latte di cocco, ghost bitter e uovo (52 porzioni disponibili), Fat Duck è un punch al latte affumicato con scotch whisky, calvados, mela caramello, limone e latte, e Rødgrød med Fløde è fatto con aquavit, frutti di bosco, tè aromatico svedese, mix di spezie, limone e latte.
La selezione del 2019-2020 è composta da Sweet Banane con rum, banana, acqua di cocco, limone e latte, PBJ a base dirum, brioche, burro di arachidi e crema di fragole e Milky Whey realizzato con vodka, aquavit, mix di spezie per torta di carote, limone e panna.
Best Of, dal 2020 al 2023

Il trio del 2020-2021 è You Son of a Peach che mixa rum, pesca, menta, lime, soda al pisello, tartufo, Fat Beet con shochu, brandy di mele, foglia di fico, kiwi, barbabietola dorata e For Christ’s Sake realizzato con sake, jackfruit, riso nero, latte di cocco e uovo (solo 112 porzioni).
Dalla drink list del 2021-2022 arrivano Asparagus con cognac, vino bianco, basilico opalino, limone, albume d’uovo, Jesus Marie Joseph a base di rum, burro nocciola, funghi porcini, liquore alle noci e incenso e poi Mirror Selfie, la prima creazione del bar manager Corentin Gaudin, detto Coco: gli ingredienti sono gin, vermouth dolce, pompelmo, tè sakura e profumo di bergamotto.
La settimana annata è quella 2022-2023. I portabandiera sono Moussaka che miscela rum, vino rosso, erbe aromatiche, tè nero, pomodoro, melanzana, limone e latte, Café Moutarde Banane, un twist dell’Espresso Martini con distillato di semi di senape nera, liquore al caffè, espresso e banana, e Cameron Nori con sake, soluzione acida infusa con alga nori, sciroppo di cocco e albume d’uovo.
Dai Milk Punch ai Negroni di Best Of

Per il 2023-2024 non poteva mancare quello che Nico de Soto ha definito «il miglior Milk Punch che abbia mai assaggiato»: si chiama Karkotoa ed è fatto con distillato di burro d’arachidi, rum, zucchero di palma, mango, ananas, cetriolo, patata dolce, lime e latte di soia. Gli altri due sono Nasi Goreng con shochu d’orzo, sciroppo di nasi goreng, latte di tofu e uovo e l’Elotes a base di gin, whisky di mais, liquore di mais, mix di spezie messicane, mais blu, limone, latte di mais e spuma di mais.
Il 2024-2025 mette sugli scudi il Negroni della casa realizzato con gin, vermouth dolce, bitter, umeshu e sakura, oltre a Sado Miso a basecognac, whisky di segale, miso al burro nocciola, anko, sesamo nero, latte di riso e tofu, uovo e KR Market che miscela tequila, liquore alle erbe, distillato di calendula, burro di fiori, tè ai fiori, acqua di fiori, mela rossa, verjus, gelsomino.
Chiude il decennio l’annata 2025-2026 con Chicha Morada (vodka, chicha morada e mela chiarificata), Leche de Tigre a base gin, distillato di ceviche, olio di cocco, lime, ají amarillo e coriandolo e Torito de Pucará con bourbon, cacao, ribes nero, sciroppo di yacón, bitter all’arancia e lucuma (82 porzioni disponibili).
Tante soddisfazioni, una sola vergogna: il cocktail Nosferatu

All’interno di un percorso così prestigioso e soddisfacente, un passo falso era inevitabile. Quello di Nico de Soto si chiama Nosferatu. «Dopo dieci anni di menu alcuni drink li ami, altri li apprezzi, altri ancora non ti capaciti di come siano finiti in lista. Uno in particolare».
Qui Nico si fa un po’ vago, forse per il dolore del ricordo, forse perché le brutte esperienze è meglio dimenticarle. In ogni caso: «L’ho preparato forse tre o quattro anni fa. Era nello stile dei Dry Martini, credo si chiamasse Nosferatu. Aveva dentro un qualche distillato e del sangue finto. E sì, non era certo la mia migliore creazione e di sicuro non poteva trovare spazio nel menu del decennale. Nessuno è perfetto. Ogni bartender prepara drink buoni e drink cattivi. Succede. Se guardi i miei primi menu… in quello del 2012 c’erano alcune cose un po’ ridicole. Ma si impara dai propri errori».
Immagini courtesy Danico






