Occhi sinceri e un’energia contagiosa hanno fatto di Alain Achkar uno dei volti più amati della bar industry di Dubai. Quando è al bancone di Amelia, ristorante e cocktail bar dall’animo Nikkei, dove l’intrattenimento musicale va avanti fino a tarda notte, la sua passione coinvolge ogni singolo ospite, culminando in uno spettacolo di fuoco e ghiaccio, supportato da un gioco di luci che accende tutta la location. Il suo percorso inizia più di venti anni fa in Libano, sua terra natale, «Nel 2005, dopo il servizio militare, ho lavorato in un club in montagna. Lavavo piatti e lucidavo bicchieri».
La nascita della carriera di Alain Achkar

Il passaggio dietro al bancone arriva poco dopo. «Mi sono innamorato del bar. Ho chiesto di fare il barback, poi sono diventato bartender». Il ritorno a Beirut segna una fase lunga e strutturata. «Sono entrato da Al Mandaloun, uno dei posti storici della città. Ci sono rimasto più di nove anni». La svolta arriva quando partecipa a una competition internazionale. «Sono arrivato secondo, dietro Jad Ballout. È stato lui a portarmi al Central Station. Lì ho iniziato a prendere tutto sul serio: tecnica, ingredienti, metodo. Prima ero un bartender da nightclub, poi è cambiato tutto».
La centralità del team e la cura delle persone

Così nel 2018 Alain Achkar entra in Amelia da bar manager e cresce fino a diventare corporate beverage director del gruppo che comprende i locali di Beirut, Faraya e infine Dubai, dove si trasferisce quattro anni fa per l’apertura. Nel progetto, il suo contributo è operativo e identitario. «Il concept è di Rayan Nicolas, il founder. Io ho costruito il bar in ogni dettaglio». Il senso di appartenenza emerge con chiarezza. «Mi sento parte di una famiglia, qui nessuno mi ha mai detto di no. La cosa più bella di questo gruppo è come si prende cura delle persone». La gestione del team parte da un presupposto netto. «Carattere e carisma non si insegnano. Io cerco di farli entrare in quello che sento. È un lavoro human to human: al bancone serviamo esperienze».
Il dialogo tra bar e cucina da Amelia

Da qui anche una posizione precisa sul ruolo del drink. «Puoi avere i migliori cocktail del mondo, ma non è quello il punto. Ciò che conta è la tua attitudine e la connessione che crei con l’ospite». Il lavoro sulla drink list riflette questa impostazione corale. «Ognuno porta qualcosa. Io guido e poi finalizzo, con un occhio di riguardo per il bilanciamento dei sapori». Perché in un high volume bar, la tenuta dello standard diventa centrale: «È questo che mi rende orgoglioso di ciò che facciamo qui».
La relazione con la cucina segue una logica di dialogo. «Non facciamo un vero e proprio pairing, ma seguo il menu dello chef Georges Ikhtiar. Amelia è un concept nikkei con un tocco mediterraneo, perché noi veniamo da quell’area». I cocktail raccontano lo stesso approccio. «Cosmic Glow nasce dai quattro elementi: l’aria è la farfalla, rappresenta l’essenza femminile e la libertà. È un Cosmopolitan riletto in chiave contemporanea».
Alain Achkar tra bancone e vita privata

Anche il lavoro sulle botti che spiccano sullo sfondo del bancone segue una visione precisa, dedicata agli elementi. «La terra è la botte: respira e assorbe, circondata da funghi. Il Forest Aged Vieux Carré è uno dei cocktail più importanti che ho ideato. Accanto, si trova l’acqua, con Queen of the Atlantic, un Martini racchiuso in un’anfora di terracotta e immerso in acqua di mare. Non è salato, ma ha il profumo dell’oceano».
Fuori dal bar, il ritmo cambia. «Ho fatto nuoto a livello professionale, ho vinto undici medaglie. Ora sto tornando ad allenarmi dopo uno stop forzato», conclude Alain Achkar. Trovare la propria dimensione oltre al bancone è fondamentale. Per far stare bene ogni ospite e lavorare in armonia con tutto il team».


Tratto dal magazine cartaceo di Coqtail – for fine drinkers. Ordinalo qui
Foto di Mike Tamasco – riproduzione vietata






