Marcos Toriyama da Vena Cosmopolitan Bar, Grand Hyatt São Paulo

La rivoluzione dei cocktail bar brasiliani: il punto di vista di Marcos Toriyama, barfly di San Paolo

«Sono la persona più importante dell’industry»: con questa frase, detta in modo giocoso, Marcos Toriyama è riuscito a entrare a un party esclusivo. «Tre anni fa ero a Singapore e da Atlas c’era una festa per celebrare l’uscita della nuova lista The World’s 50 Best Bars. Mi chiedono l’invito, rispondo non ce l’ho. Mi chiedono se lavoro nel settore e dico in un certo senso sì. Dico: in verità sono la persona più importante». La domanda successiva è inevitabile: «Perché?». Toriyama: «Perché bevo. L’ho detto per scherzo, ma mi hanno fatto entrare. Sono la parte finale dell’industria». E non è cosa trascurabile.

La passione per i cocktail di Marcos Toriyama

Ulteriori dettagli su di lui: i nonni sono emigrati in Brasile, dal Giappone, agli inizi del XX secolo. «Praticamente sono l’opposto del bar Coa di Hong Kong: sono un discendente di giapponesi in un paese latino, mentre Coa è un bar latino in oriente». Diventato adulto, inizia a lavorare in banca e a viaggiare per il mondo («Finora sono stato in 48 Paesi»). Frequenta i migliori cocktail bar e non diventa un bevitore e basta, ma uno attento e competente. E restituisce una lettura interessante della scena brasiliana degli ultimi decenni.

Come è cambiata la scena dei cocktail in Brasile

Il racconto inizia con una notazione economica e una sociologica: «Negli anni ’90 il Brasile ha conosciuto una gravissima crisi inflazionistica e per questo non potevamo importare nulla: niente liquori, whisky, gin, nulla. L’industria dei bar ha dovuto fare affidamento sui whisky e i gin brasiliani, che però erano terribili. Inoltre, i brasiliani amavano soprattutto la birra, e in seconda battuta la cachaça». Di conseguenza, quando l’economia si è stabilizzata hanno iniziato a importare soprattutto birra e vino. In questo contesto i cocktail si sono affermati molto lentamente: «All’inizio degli anni 2000 non si trovavano più di due o tre marchi di tequila o di bourbon. Mentre ora molti bar sono decisamente ben forniti».

Il cambio di rotta è avvenuto a ondate: «Anni fa ne abbiamo avuta una legata al gin. Poi abbiamo avuto l’ondata dello Spritz, quella del Negroni, quella del tequila: tutti bevevano la stessa cosa, però questi fenomeni hanno iniziato a educare un gusto». Parallelamente sono cominciati alcuni esperimenti con la Caipirinha, il drink nazionale. Hanno riguardato soprattutto l’ingrediente della frutta, che il Brasile produce in abbondanza. Ecco dunque twist con diversi tipi di limone, oppure con l’ananas. E la grande produzione di cibo, non solo frutta, ha portato a «un’integrazione fra cibo e bevanda che va al di là della semplice garnish, ma diventa parte dell’esperienza. Un trend che penso continuerà a crescere, purtroppo non velocemente».

Inoltre, tenendo conto della crisi inflazionistica del 1990-1994 e della predilezione per la birra, Marcos Toriyama pensa che l’industria brasiliana dei cocktail debba «puntare sui giovani»: il grosso degli anziani è rimasto ancorato ad abitudini diverse e non sembra sensibile al richiamo della novità.

I bar consigliati da Marcos Toriyama in Brasile e nel mondo

Un richiamo che, dice Toriyama, può essere raccolto presso Vena Cosmopolitan Bar, Cala del Tanit, Sub Astor, Guarita, Tan Tan ed Elena: i primi cinque locali a San Paolo, dove vive, il sesto a Rio De Janeiro. E per coloro che attraversano il mondo, il consiglio è di visitare Lady Bee a Lima e Bees Knees a Kyoto, «sono fantastici», Svanen a Oslo e Atlas di Singapore, «per l’architettura». E poi: Penicillin a Hong Kong, Line ad Atene, Zest a Seoul, Cochinchina a Buenos Aires, Mag Cafe a Milano, The SG Club a Tokyo, e l’elenco potrebbe continuare, perché la passione vien bevendo.

Tratto dal magazine cartaceo di Coqtail – for fine drinkers. Ordinalo qui