Il cocktail Summer Flower del Dry Martini di Sorrento
Il cocktail Summer Flower del Dry Martini di Sorrento

Sfizi da bar e grandi Martini in questo locale che si affaccia direttamente sul Vesuvio

L’eclissi solare di agosto si è vista meglio dalle poltrone sulla terrazza del Dry Martini a Sorrento. Quella una volta ogni 30 anni, il Vesuvio che si staglia bellissimo e dormiente, mentre la costa è movimentata e cullata dalle onde del mare, invece, sempre. Uno dei bar con la vista più bella al mondo, non c’è dubbio, capitanata da un veterano della industry: Lucio D’Orsi.

Dry Martini a Sorrento: cocktail e snack vista Vesuvio

Interni del cocktail bar Dry Martini Sorrento
Interni del cocktail bar Dry Martini

D’altronde il marchio Dry Martini non è cosa per tutti, non è una catena à la TGI Fridays. È un catena, certo, ma una catenina, nel senso di dorata. Quello di Sorrento è solo il quinto bar della leggenda Javier De Las Mulas dopo Barcellona (l’originale, aperto nel lontano 1978, lungimirante), Madrid, Londra e San Luis Potosi, all’interno del magnificente Hyatt Regency. Grandi città da una parte, maestose viste dall’altra. Sempre il top, per farla breve. La terrazza con le sue poltrone è diventata un’icona di Sorrento e non c’è dubbio che il bar lassù abbia contribuito a innalzare ancora un poco la già buona struttura del Majestic Palace Hotel. Elevarla e fare qualcosa di piuttosto raro nel mondo dei bar italiani: cioè far venire voglia di andare a bere in hotel, come si faceva una volta.

I menu del Dry Martini a Sorrento

General manager Lucio D’Orsi
Lucio D’Orsi

Naturalmente non di sola bellezza si può vivere. Serve anche la sostanza. E anche qui, tanto il belvedere è celebre, quanto lo sono i menu, monumentali. Una carta dei drink, che ne conta quasi duecento e, naturalmente la mastodontica carta dei Martini cocktail, che ne conta cento. Oggi però ci chiediamo perché il cibo (gli snack), aggiungano tanto valore a quella terrazza.  Nell’universo Dry Martini Sorrento il cibo è cosa seria, quindi bites di pizza, chiaro, ma anche crocchette di Jamon, nel rispetto della tradizione spagnola del brand Dry Martini. E ancora l’ormai famoso Lobster Roll e un Bao che rassomiglia a una pizza fritta. «Qui da noi», racconta Lucio D’Orsi, «il cibo è sempre stato una componente importante. E con il Don Geppi stellato e l’elegante Magnolia, serviva una cucina più informale, da bar. Per questo abbiamo deciso di servire solo bite, solo piatti da mangiare con le mani. O quasi».

Gli snack da bar secondo Lucio D’Orsi

Alcuni dei bar snack tra cui crocchette di
jamon; bikini-sandwich al burro francese con tartufo,
crudo e mozzarella; baguette con pata negra e
pomodoro cuore di bue
Alcuni dei bar snack

Essendo dove sono, terra di cibo e abbondanza, il mangiare è facile che rivesta un ruolo fondamentale. E la richiesta, ai tempi di oggi, è cambiata anche in favore di una più leggera e spensierata, semplicità. Non chiamatelo dunque rooftop ristorante, ma a tutti gli effetti un bar con snack. Un bar con mozzichi. Ci sono, nemmeno a dirlo, i soliti snack di benvenuto, che in un hotel come questo si innalzano con elementi esotici come mango, cocco e banana essiccati, ma anche un mix di nocciole, arachidi e anacardi salati. Però sono davvero gli snack da ordinare ad accattivare.

Un misto sapiente di Sorrento e Spagna: oltre alle crocchette di jamon iberico, c’è il Bikini, che qui non è catalano come vuole la tradizione, ma italiano assai, ripieno di crudo, mozzarella campana e tartufo; la Gilda, il tradizionale spiedino pintxos che qui ha, non c’è bisogno di dirlo, l’alice del cantabrico. «È tutto un gioco di rimandi, di mescolanze che fanno, poi, l’essenza di un bar d’hotel, oltre a quelle più ovvie che ci riguardano, il connubio tra Spagna e Italia», racconta D’Orsi. «Così come è forse più facile e naturale mangiare un boccone con un cocktail accanto se si è in un bar e non un ristorante».

Dry Martini a Sorrento e abbinamenti Don Geppi

Cocktail Adamo ed Eva dalla Negroni Collection
Cocktail Adamo ed Eva dalla Negroni Collection

Il Martini classico lui lo abbina a un piatto del ristorante stellato Don Geppi, però: «uno spaghetto freddo con emulsione di acqua di cottura di frutti di mare, finocchio marino, limone ed erba ostrica. Il più classico dei Martini Cocktail ci va accanto: pulito, con solo una scorza di limone». Di Sorrento, è ovvio. E allora evviva il Dry Martini, che non solo riesce a riportare in auge i sentimenti verso i bar per eccellenza, quelli degli hotel di lusso, ma lo fa in totale controtendenza, con dei menu barocchi e sontuosi sia per i cocktail che per gli snack da bar, i bite. I giochi su drink e cocktail si fanno tutti, dai Gin & Tonic sopra cui galleggiano gocce di altri drink alle rivisitazioni dei Negroni, a Martini di ogni sorta.

I nuovi progetti

Il Paper Plane del Dry Martini di Sorrento
Il Paper Plane del Dry Martini di Sorrento

E tutto questo bere avrà pur bisogno della propria anima gemella, del piatto perfetto, moderno ma baroccheggiante, localissimo e lontano come il bao al vapore che viene poi fritto ed è ripieno di pulled pork con salsa di kimchi e cetriolino. Roba seria, serissima, che fa grazie al cielo impallidire il minimalismo che tanto ha stufato. E c’è anche una novità: «A breve faremo dei grossi lavori di ristrutturazione perché diventeremo, dopo 60 anni, parte della Curio collection di Hilton». Il Vesuvio, il golfo, il tramonto, un sorso e un mozzico dopo l’altro, da gran signori.

Tratto dal magazine cartaceo di Coqtail – for fine drinkers. Ordinalo qui

Immagini courtesy Dry Martini Sorrento