Bar Fabric, lo spazio dedicato all’ospitalità firmato Brown-Forman

Bar Fabric, lo spazio dedicato all’ospitalità firmato Brown-Forman arriva in Italia

Al Roma Bar Show Brown-Forman ha presentato per la prima volta in Italia Bar Fabric, la piattaforma internazionale che mette in contatto i marchi del gruppo e i professionisti del bar. Il progetto affida ai bartender il compito di condividere esperienze, idee e modelli di lavoro, mentre i prodotti del portfolio della società statunitense diventano strumenti con cui creare occasioni d’incontro davanti a un cocktail ben fatto. A Roma, il 14 e 15 settembre, Brown-Forman ha affidato il progetto a Volare di Bologna, ospite di un cocktail club costruito intorno all’accoglienza.

Un cocktail club chiamato Bar Fabric

The cocktail club

A Bar Fabric si entra per bere un cocktail e si finisce per restare fino al caffè. Si parla, si incontrano amici e colleghi, si scambiano idee. Un dettaglio che racconta meglio di qualsiasi presentazione il senso del progetto portato da Brown-Forman al Roma Bar Show, ospitato quest’anno nella nuova sede della Nuvola all’Eur. «In fiera tutti cercano di vendere qualcosa. Noi vogliamo offrire ospitalità», spiega Nidal Ramini, Advocacy Director EU, IMEA, APAC & GTR di Brown-Forman.

Ramini misura da qui il debutto italiano di Bar Fabric, ovvero dal tempo che le persone hanno scelto di trascorrere insieme. Nei due giorni di fiera, la piattaforma ha messo in contatto i brand del gruppo con bartender e professionisti dell’ospitalità. Lo ha fatto innanzitutto attraverso uno spazio di circa 90 metri quadrati, ispirato ai cocktail bar italiani degli anni ’60 e ’70. Al bancone lavorava il team di Volare di Bologna, chiamato a portare a Roma i propri drink e il proprio modo di accogliere. «Quando, dopo il cocktail, decidi di fermarti per un caffè e continui a parlare con le persone che hai incontrato, significa che ti senti accolto. È questo il tipo di ospitalità che vogliamo offrire».

Prima ci sono le persone

Progetto di Brown Forman presentato al Roma Bar Show

Bar Fabric riunisce sotto un’unica identità delle attività che in passato procedevano separatamente. «Ogni marchio del nostro portfolio organizzava eventi, masterclass e progetti propri, affidandoli ai propri ambassador. Jack Daniel’s seguiva un percorso, Woodford Reserve un altro, così come Gin Mare e Diplomático. Oggi Bar Fabric collega queste attività e permette ai bartender di conoscere Brown-Forman nel suo insieme: i brand, certo, ma soprattutto le persone che vi lavorano. È uno spazio comune, pensato per incontrarsi, confrontarsi e costruire rapporti che vadano oltre il singolo evento», prosegue Ramini.

Advocacy, in questo caso, significa costruire un rapporto diretto con chi lavora nei locali. Bar Fabric mette a disposizione strumenti, contatti e luoghi di incontro. I temi e le esperienze da condividere arrivano dai professionisti. Per Ramini è una scelta precisa, maturata osservando il modo in cui le aziende hanno parlato ai bartender negli ultimi anni.

L’evoluzione dell’advocacy secondo Nidal Ramini

Bar Fabric di Brown Forman arriva in Italia

«Con il mio gruppo di lavoro ho analizzato circa cento programmi di advocacy in Europa, dalle grandi competizioni internazionali alle iniziative più piccole. Il meccanismo era quasi sempre lo stesso: il brand raccontava sé stesso, spiegava il prodotto e chiedeva al professionista di ascoltare. Era una comunicazione a senso unico. Con Bar Fabric abbiamo scelto di partire dalle domande, dalle necessità e dai temi che arrivano direttamente dal bancone».

Questo approccio assegna al brand un ruolo diverso. «Le figure più autorevoli del settore sono i bartender. Sono loro a sapere che cosa accade nei locali, che cosa cercano gli ospiti e come cambia il lavoro. Brown-Forman deve raccogliere, valorizzare e diffondere le loro esperienze. I protagonisti restano sempre i professionisti dell’ospitalità».

Il primo assaggio avviene al bar

Cocktail ispirato ai drink italiani degli anni ’60 e ’70

La relazione con i bartender ha anche un valore diretto per i brand. Spesso una bottiglia entra nella vita delle persone attraverso un bancone, una ricetta e il consiglio di chi serve il drink. È in quel momento che si forma la prima impressione.

«La prima volta che un consumatore assaggia Woodford Reserve, Diplomático o Glenglassaugh, con ogni probabilità si trova in un locale. Difficilmente sceglie dallo scaffale una bottiglia che ancora non conosce. È un bartender a presentargliela attraverso un cocktail e il proprio modo di accoglierlo. Per questo dobbiamo rispettare il lavoro dei professionisti e sostenere ciò che vogliono fare. Chiedere loro di ripetere le nostre storie non basta. Vogliamo ascoltare le loro».

Bar Fabric non si ferma alla fiera, ma prosegue anche online. Il canale Instagram racconta bar, città, persone e percorsi professionali, mentre le spiegazioni tecniche sui prodotti restano affidate agli ambassador dei singoli marchi. «Bar Fabric non serve a insegnare la storia di whisky o a spiegare come avviene la distillazione. Abbiamo squadre che svolgono molto bene quel lavoro. Qui puoi ascoltare alcune delle persone più interessanti del settore, trovare contenuti utili e scoprire città e locali che forse non hai ancora visitato. Puoi conoscere amici, colleghi e figure che mai ti sogneresti di incontrare di persona. È una finestra aperta a tutti su quello che accade nel mondo del bar».

L’Italia entra nella rete di Bar Fabric

Brown Forman al Roma Bar Show

Il debutto al Roma Bar Show apre il capitolo italiano di Bar Fabric, già presente nel Regno Unito, in Germania, Francia, Turchia e in diversi mercati asiatici. All’inizio ogni Paese aveva un proprio canale, ma con la crescita del progetto quelle comunità sono confluite in una rete internazionale. «A un certo punto ci siamo chiesti perché dovessimo tenere separate le comunità. Un bartender italiano guarda anche a Londra, Singapore o Tokyo. Può trovare ispirazione in un locale di Roma e riconoscere la stessa qualità dell’accoglienza a Parigi o in Giappone. Molte esigenze professionali sono condivise e l’ospitalità attraversa i confini».

La piattaforma rimane globale, mentre il modo di realizzarla cambia da un mercato all’altro. «In Giappone trovi molti highball, in Italia l’aperitivo ha un peso diverso. I drink e le abitudini cambiano. La qualità del servizio e la capacità di far stare bene le persone conservano lo stesso valore ovunque». L’Italia porta in Bar Fabric una rete fatta di cocktail bar indipendenti, hotel, ristoranti e città con caratteri molto diversi. Roma, con il Bar Show e i suoi locali, ha offerto il primo incontro. Bologna, con il bar di Beppe Doria, ha offerto il primo esempio concreto.

Volare al Bar Fabric Cocktail Club

Un cocktail club chiamato Bar Fabric

Per dare concretezza al progetto, Brown-Forman infatti ha affidato al team di Volare il Bar Fabric Cocktail Club, nello stand del Bar Show. Il locale bolognese ha servito le sue creazioni, tra cui il Martini Spaghetti, ricreando a Roma l’atmosfera che lo contraddistingue ogni giorno a Bologna. «Un guest shift dura poche ore e mette al centro i cocktail. Con il Bar Fabric Cocktail Club abbiamo dato a Volare più tempo e spazio per raccontare anche il servizio, l’accoglienza e il lavoro della squadra. Chi ancora non conosceva il locale ha potuto scoprirlo attraverso i suoi bartender e, magari, trovare un buon motivo per “volare” fino a Bologna». Grazie anche a Bar Fabric.

Immagini courtesy Bar Fabric

Articolo in partnership con Brown-Forman