Etichette spirits, le storie dietro il nome dei distillati

Quali sono le storie e i significati nascosti dietro i nomi dei distillati

Spesso si tende a pensare che una bottiglia coincida con il liquido che custodisce. Materia prima, fermentazione, distillazione, legno e invecchiamento. Eppure, nel mondo degli spirits, il liquido raramente agisce da solo. Accanto alla sostanza esiste il nome, e il nome, quando stampato su etichetta, produce effetti concreti. L’etichetta, è un documento storico in formato ridotto che trattiene tracce di assetti normativi scomparsi, di lessici commerciali usciti dall’uso, di categorie che un tempo apparivano naturali.

Cognac, Arzente e il valore delle etichette degli spirits

Nomi Cognac

Un esempio celeberrimo è quello dell’estinzione del nome Cognac italiano e del Coñac spagnolo. Per decenni il prestigio del nome francese aveva oltrepassato la sua origine geografica, fino a essere usato anche per acquaviti di vino prodotte fuori dalla Charente. Fu la progressiva riaffermazione francese della denominazione, attraverso accordi, protezioni e disciplina dell’origine, a restringere quel campo e a ricondurre Cognac esclusivamente alla Francia. Curiosamente l’Italia provò a trovare una propria parola, quando il lessico nazionale cercò di sottrarsi ai forestierismi, Gabriele D’Annunzio propose per queste acquaviti il termine Arzente. La parola non si impose, ma il suo fallimento la rende istruttiva. Mostra che anche il nome di un distillato poteva essere terreno di invenzione linguistica, ambizione culturale, persino politica del vocabolario.

Whisky e whiskey: una lettera che divide due identità

Nomi whisky e Whiskey

Alle volte non è neanche una parola intera a raccontare una guerra secolare tra distillati. Quello che cambia tutto è una semplice lettera in più o in meno stampata in etichetta: la E di whiskey in Irlanda rappresenta non un semplice fatto ortografico. È una dichiarazione identitaria condensata in una vocale. Raramente un segno così piccolo ha inciso tanto sul valore attribuito a una bottiglia. La sua affermazione si consolida nell’Ottocento, in un contesto in cui i produttori irlandesi usarono anche quella grafia per marcare una distinzione rispetto agli scozzesi e rivendicare una diversa identità di prodotto. Intorno a una sola lettera si sedimenta così una rivalità commerciale e simbolica, che nel tempo ha inciso anche sul resto del mondo: gli statunitensi infatti, spesso di discendenza irlandese, hanno tenuto la grafia dell’isola di smeraldo, mentre i giapponesi, che si ispiravano alla Scozia, hanno voluto la dizione più breve della parola.

Etichette spirits: il rhum agricole e il caso del Rhum Fantasia

Etichette spirits ruhm

Esistono poi etichette che sfidano la geografia, con per esempio l’unica AOP europea non prodotta sul continente europeo: il rhum agricole di Martinica. Un distillato caraibico che si presenta attraverso la grammatica delle appellations francesi la cui etichetta narra una storia di sovranità, diritto e gerarchie commerciali. Martinica, dipartimento francese d’oltremare, nasce ai Caraibi, ma parla il linguaggio normativo dei grandi vini d’origine.

E parlando di rhum e delle loro peculiarità, esiste un prodotto che non esiste, ovvero il Rhum Fantasia italiano. La formula possiede qualcosa di teatrale, quasi allegorico, e insieme descrive un prodotto nato dentro vincoli fiscali, scarsità di materia prima, adattamenti industriali. Un nome del genere non costituisce un semplice ornamento linguistico, ma è la soluzione trovata da un sistema per nominare ciò che sfuggiva alle categorie più lineari, nata dentro vincoli fiscali, scarsità di materia prima, adattamenti industriali e una lunga consuetudine europea di surrogati e reinterpretazioni. Non si trattava, in realtà di rum nel senso che oggi attribuiremmo al termine, ma di una base di alcol rielaborata per ricreare il gusto del distillato grazie all’utilizzo di aromi, tagli, e ovviamente zucchero.

In alcuni casi il legame con i cosiddetti Inländer Rum o verschnitt centroeuropei è evidente. Questo spiega perché il Rhum Fantasia abbia avuto e abbia anche una sua vita sociale concreta, molto usato in pasticceria ma anche come base del Ponce livornese, protococktail nato in uno dei grandi porti del mediterraneo dove c’era l’abitudine di veder circolare la flotta britannica, ubriaca di Punch a base di Rhum, e a cui ci si è ispirati fino a oggi con le dovute modifiche. Visto da un occhio contemporaneo, sembra quasi un’anomalia. Visto storicamente, è il prodotto coerente di un sistema.

Etichette spirits, l’Arrack e la storia di un nome senza confini

Etichette spirits come gabbie

Esiste infine un caso che complica ulteriormente il quadro, quasi per movimento inverso. La parola Arrack non nasce per designare un prodotto preciso, e si espande come termine vastissimo che per secoli copre prodotti differenti. Distillati di palma, di cocco, di melassa e riso possono rientrare sotto la stessa parola. Nei lessici commerciali europei tra Sei e Settecento Arrack funziona spesso come categoria ombrello, capace di accogliere liquidi diversi dentro un’unica designazione. Se il Cognac mostra come un nome geografico possa dilatarsi fino a lambire il nome comune, Arrack mostra quasi il contrario: una categoria smisurata che soltanto tardi si scompone in identità separate. Anche questo è un capitolo della storia delle etichette, e forse uno dei più istruttivi, perché dimostra che il nome non segue sempre il prodotto. Talvolta lo precede, talvolta lo contiene in eccesso.

Tratto dal magazine cartaceo di Coqtail – for fine drinkers. Ordinalo qui

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