Prima di diventare un hotel affacciato sulla baia di Mazzarò, Villa Sant’Andrea, a Belmond Hotel, era una casa. E per comprendere Gwendoline’s, il suo cocktail bar, bisogna partire proprio da qui, da una famiglia inglese arrivata in Sicilia alla fine dell’Ottocento.
Robert Trewhella era giunto sull’isola per contribuire alla costruzione della ferrovia Circumetnea. Insieme alla moglie si innamorò di questo tratto di costa e iniziò a costruire una residenza estiva, completata nel 1919 dal figlio Alfred Percy. Passata in seguito al nipote Richard Manley e trasformata in hotel, dagli anni Sessanta la villa divenne un rifugio frequentato da protagonisti del cinema come Burt Lancaster, Richard Burton, Elizabeth Taylor e Peter O’Toole. Nel 1971 arrivò anche Francis Ford Coppola con alcuni membri del cast de Il Padrino, tra cui un allora poco conosciuto Al Pacino.
Gwendoline’s, il cocktail bar nell’antico salotto di Villa Sant’Andrea

Gwendoline’s nasce da questa memoria domestica. Il nome appartiene a Gwendoline Manley, moglie di Arthur Reginald Ivor Manley, e il bar occupa quello che un tempo era il salotto della villa originale: una coincidenza che restituisce al bere una dimensione quasi privata, come se gli ospiti continuassero a essere ricevuti in una elegante dimora. C’è soprattutto un posto che tutti sembrano contendersi: quello accanto alla grande finestra aperta visivamente sul mare della baia di Mazzarò. Sedersi lì con un cocktail significa avere davanti una delle ragioni per cui i Trewhella decisero di fermarsi a Taormina più di un secolo fa.
Il progetto degli interni guarda ai maestri italiani del Novecento, da Gio Ponti alle geometrie del bancone rivestito di piastrelle azzurre tridimensionali realizzate in Italia appositamente per l’hotel. Il Mediterraneo entra così nel bar prima ancora che nei bicchieri. Alle pareti, i lavori del pittore taorminese Alessandro Florio proseguono il racconto attraverso colori e riferimenti alla Sicilia.
La drink list di Gwendoline’s e il cocktail Madame Geneva

Anche la drink list costruisce un ponte tra le origini britanniche della famiglia e l’isola. L’ispirazione arriva dall’abitudine dei Manley di intrattenere gli ospiti con tè e dolci siciliani: oggi quel rito passa attraverso cinque cocktail serviti in coppe e bicchieri di gusto britannico e ingredienti preparati dai bartender. Il più evocativo è Madame Geneva a base di gin siciliano, tè matcha, crema al limone, spremuta d’arancia e spuma di zuppa inglese. Un drink che sembra condensare l’intera storia del luogo, facendo incontrare il gin con gli agrumi siciliani e trasformando il dessert in una texture da bere.
La mixology di Fabio Rosella

Dietro il bancone, il bar manager Fabio Rosella considera la mixology una forma di narrazione. Con un team di 22 bartender lavora su stagionalità e territorio, mantenendo al centro l’equilibrio del cocktail e l’esperienza dell’ospite. Ed è questa la chiave di Gwendoline’s, che intende raccontare un luogo senza trasformarlo in un esercizio nostalgico. La casa è diventata hotel, il salotto un bar, il tè un cocktail. Fuori dalla finestra, invece, la baia di Mazzarò continua a occupare la scena.
Tratto dal magazine cartaceo di Coqtail – for fine drinkers. Ordinalo qui
Foto courtesy Villa Sant’Andrea, a Belmond Hotel






