È più facile dire sì che dire no. Perché il no è nero, ruvido, ribelle, rabbioso, scontroso, provocatorio, mordace, graffiante e tagliente. Il no è a tutto tondo. Come un urlo. Come la pancia. Come le iniziali di un uomo che nella vita ha preferito dire molti no e pochissimi sì: Oscar Quagliarini.
Nato a Roma, e non rimasto a Roma. «Mio padre, per lavoro, cambiava spesso città. Così io e i miei fratelli, Fabio e Gemma, abbiamo vissuto prima a Napoli, poi a Trieste, infine a Cassano d’Adda. Papà voleva farci crescere in una cittadina più tranquilla. Ed è in provincia di Milano che ho cominciato con la musica progressive, formando una piccola band: i De Generazione. Da cui mi sono presto staccato, per dedicarmi ai sintetizzatori. E, per pagarmi gli strumenti, ho iniziato a lavorare al bar. Ero veloce e mi piaceva un sacco».
Oscar Quagliarini e l’arte del dire no

No al gruppo, dunque, per esprimersi da solista. No alla metropoli, per muoversi più agilmente. No alla nebbia e sì al mare: in seguito alla nascita di Léon, con le sue difficoltà legate all’autismo, con i suoi capelli d’oro e con la sua distintiva ciocca bianca. «A Senigallia lo conoscono tutti. Persino le forze dell’ordine. Se lui si perde, qualcuno lo ritrova di certo. Per questo prediligo le micro realtà», spiega Oscar. Alias “O Scar”, come lo chiamavano da ventenne. Quello che ama il pugilato e la fotografia. Quello che adora leggere, viaggiare e distillare pensieri. Quello che non si pone confini e limiti mentali. Quello che non rientra in alcuna categoria, e che nelle categorie non ci vuole proprio entrare
La passione per la lettura di Oscar Quagliarini
«Il mio maestro Frog (Enrico Contro, per anni istrionico patron del Pravda, ndr) diceva di apprezzare la mia poliedricità. Il mio essere interessato a tutto, trasversale e open mind. Perché avere tante passioni e tanti amori ti permette di avere più visioni. È leggendo il libro Chiamatemi pi greco – Biografia del numero più famoso della matematica (di Maurizio Codogno per edizioni Dedalo, ndr) che mi è venuta l’idea di una drink list connessa con la numerologia. Sì, leggo parecchio. Ma non i soliti libri. Preferisco romanzi come Il bambino irraggiungibile (di Manuel Sirianni per Bompiani, ndr); come Bozze non corrette (dell’enigmista-semiologo Stefano Bartezzaghi per Mondadori, ndr). Un giallo geniale, in cui trovi la soluzione finale unendo tutti gli errori lessicali e grammaticali. Ecco, io lo ripeto sempre ai giovani bartender: non incastratevi nel mondo del bar. La maggior parte delle idee le ho avute studiando altro».
Profumi, distillati e sperimentazione

Infatti Oscar Quagliarini è altro e va oltre ogni possibile classifica e classificazione. Oscar è naso, erborista, botanico, profumiere, mixologist. «Sto preparando un gin. Lo chiamerò Pharmako – Materia Alchemica. Sarà blu glitter, brillante come il pianeta Nettuno. Da cui ho tratto ispirazione per le undici botaniche utilizzate, che però si possono trovare sulla terra. Tutto è scaturito da un manuale di erboristeria alchemica, incrociato con nozioni di astrologia archetipa». Mescola Oscar, facendo confusione. Come cum fundere: versare insieme, anche settori apparentemente distanti. Oscar che dice no alle scorciatoie, alle strade in discesa, ai compromessi, alla linearità, alla pelle immacolata (preferendola tatuata).
Oscar Quagliarini che apre Gocce a Senigallia. E poi lo chiude. Per inaugurare il Magazzino Olfattivo. «È l’evoluzione di Le Garagiste. Un laboratorio in cui creerò senza cliché: prototipi di distillati, ma anche profumi. Lasciandomi ispirare dal concetto di subvenire, come ricordare, tornare in mente, da cui deriva il termine souvenir. Del resto, con la cura di psicofarmaci che sto facendo, ho una gran paura di perdere la memoria. Da qui il desiderio di realizzare fragranze capaci di evocare luoghi e persone. Come un profumo che sa di matita. Ma qualcuno potrebbe chiedermi una fragranza in grado di ricordargli sua nonna. Magari partirei dai sentori di sapone di Marsiglia, di canfora, di borotalco. L’idea è quella di eternare, di rendere immortale qualcuno o qualcosa».
Oscar Quagliarini rifiuta l’eccesso

Quasi un dire no alla morte quello di Quagliarini. Che per troppo tempo ha detto no persino al sonno, arrivando a dormire quattro ore a settimana, per timore di perdere tempo. E che ora sta dicendo no a una vita esageratamente rock’n’roll. «Ero arrivato a bere un litro di gin a sera. Perché la lucidità mi faceva paura. E per non far riemergere i brutti pensieri tendevo a volerli offuscare. Ora bevo uno Spritz prima di cena e un mezcal con ghiaccio e ginger beer dopocena. E sto benissimo».
Oscar che dice di no pure al fumo e alle droghe. «Sto creando la linea Teen Tears, come lacrime adolescenti. Anche perché non esiste un brand di profumeria dedicato a questa fascia di età. Pesco dalla mia gioventù e dai miei sbagli per mandare un messaggio positivo, attraverso le lacrime: segno di una mancanza, che la droga apparentemente colma, per poi lasciare un vuoto. Ma è pure un modo per negare le convenzioni, proponendo profumi contenuti in pennarelli. Non da vaporizzare, bensì da spalmare: su collo, polsi e braccia».
I viaggi, le collaborazioni e le nuove visioni
Folle Oscar. Che dice no alle griffe e alle multinazionali. Per mettere a punto collezioni tutte sue. «Accetto una collaborazione solo se in quel prodotto ci credo e solo se quel prodotto mi raffigura», precisa lui. Orgoglioso di fare da consulente a un marchio di lusso (marchigiano) come La Bottega: «È stimolante viaggiare. Turchia, Dubai, Francia, Mosca, Svizzera. Cerco le botaniche locali, respiro le atmosfere, osservo quello che gli abitanti mangiano e bevono. Così da distillare la loro cultura. All’hotel Aliée di Istanbul c’è la mia firma».
Instancabile Oscar, fiero di lavorare per Herbarium, il bar all’interno del parigino Hôtel National des Arts et Métiers. «Lì ho realizzato una carta dei cocktail ispirandomi all’universo della profumeria commestibile». Intanto? Ha scritto un nuovo libro. Un’autobiografia lisergica e scomposta, nutrita da frame, flashback ed eventi catartici. E sta scrivendo Gli emisferi di Oscar Q, con corredo di drink, aforismi, collage e acquerelli del fumettista Sergio Gerasi. «In questo caso ho detto no alle piramidi olfattive, per lasciare spazio a molecole e tavole odorose, disegnate a mano», svela lui. «Nella vita, gli unici no che non sono mai riuscito a dire sono alle donne».
Tratto dal magazine cartaceo di Coqtail – for fine drinkers. Ordinalo qui
Foto di Alberto Blasetti x Coqtail, riproduzione vietata






