Le feste nazionali capaci di risonanza mondiale si contano sulla punta delle dita: una è quella di San Patrizio, il St. Patrick’s Day. Il 17 marzo di ogni anno gli irlandesi celebrano il loro patrono e altrettanto fanno i connazionali che sono emigrati ai quattro angoli della Terra, o i loro discendenti. Accanto a loro, una miriade di persone che irlandesi non sono, ma che per un giorno giocano a esserlo. Anche in Italia.
Niente di meglio, dunque, che intervistare l’italo irlandese Patrick Pistolesi, per farsi raccontare il suo punto di vista sulle tradizioni alcoliche (e non solo) di San Patrizio. E rivelare qual è il cocktail che il Drink Kong ha preparato per l’occasione: si chiama Green Mick.
St. Patrick’s Day, il giorno di San Patrizio

Prima un rapido quadro storico. Maewyin Succat, il futuro San Patrizio, nasce nel 389 d.C. in quella che all’epoca era la Britannia romana. All’età di 16 anni viene rapito e venduto come schiavo al re del regno gaelico Dál Riata. Sei anni più tardi fugge, si ricongiunge con la famiglia e prende gli ordini sacri.
Diventato vescovo torna in Irlanda come missionario, giocando un ruolo centrale nella diffusione del cristianesimo. Ciò gli procura fama e, dopo la morte, il ruolo di Santo e quello di patrono dell’Irlanda. Muore il 17 marzo 461. Lo stesso giorno in cui cade il St. Patrick’s Day.
Oggi la festa è soprattutto all’insegna dell’alcol e del colore verde. Ma un tempo San Patrizio era associato al blu e fino agli anni Settanta i pub dovevano restare chiusi in segno di rispetto per la festività religiosa. Ciononostante, appunto, ormai è normale aspettarsi fiumi di birra, whiskey e sidro. E verde ovunque.
St. Patrick’s Day: una maledizione e una benedizione insieme

«Il St. Patrick’s Day è stata la mia maledizione», confessa Pistolesi ridendo: «Sono nato il 31 ottobre, che è Halloween, sono per metà irlandese e mi chiamo Patrick». Tre elementi celtici in un colpo solo: son cose che preannunciano un destino.
«Appena raggiunta l’età per farlo ho iniziato a festeggiare San Patrizio in giro per l’Irlanda e per Dublino: un’esperienza unica nel suo genere, naturalmente molto alcolica». Il passaggio dietro il bancone «è stato molto positivo. Nei primi anni ho lavorato in grandi pub irlandesi ed è stato molto formativo. Fu un grande banco di prova: bisognava affrontare una grande massa di clienti, gestire chi alzava un po’ troppo il gomito e riuscire a sentire bene la sala in giornate così intense, che già nel pomeriggio iniziavano a mietere le prime vittime», racconta l’imprenditore e mixologist.
«Ma è stato tutto molto bello, perché c’era un generale clima di festa che comprendeva anche noi dietro il bar. Spillare così tante pinte, cantare canzoni insieme ai clienti: era un qualcosa di unico che si poteva creare solo in Irlanda, e solo all’interno di un pub».
La tradizione alcolica della Festa di San Patrizio: la birra

Pub e bevute, dunque: in questo senso la sacra trinità è composta da birra, whiskey irlandese e sidro. La birra è obbligatoriamente stout, ma sono ammesse variazioni sul tema allo scopo di scongiurare la ripetitività. In quanto alle chiare, «L’Irlanda vive molto di pub e si stanca rapidamente delle lager, quindi tende a cambiarle moltissimo».
Meglio però non chiederle di colore verde, quanto meno in Irlanda: è cosa tipica degli Stati Uniti. «È un elemento di folklore importante, da quelle parti tingono pure un fiume di verde! Ma è roba da immigrati, un po’ come gli spaghetti meatballs di New York». Fa parte di una tradizione molto specifica, insomma, che nasce al di fuori dell’isola britannica: «È una cosa puramente statunitense. Io non la appoggio, ma allo stesso tempo è carino farne parte se succede una volta l’anno».
Tradizioni alcoliche: whiskey e sidro
Non di sola birra vive l’uomo, e nemmeno la donna. Il giorno di San Patrizio è concesso pure il whiskey, rigorosamente irlandese. In quanto alle dosi: «a fiumi, a fiumi, a fiumi! Come shot, on the rocks, in un Irish Coffee, un Hot Whiskey, un Whiskey lime and ginger ale… a fiumi», conferma Pistolesi.
Per chi ha bisogno di una riduzione della gradazione alcolica c’è il sidro, che «in Irlanda è una cosa gigantesca. Ne abbiamo uno irlandese che viene utilizzato tantissimo ed è servito in una pinta piena di ghiaccio». Ma, come nel caso della birra, per non annoiarsi è concesso indirizzarsi verso altri tipi di sidro.
Sláinte!
Avviso a tutte le persone che non sono irlandesi, ma che vogliono celebrare degnamente il St. Patrick’s Day: al posto di dire “salute” si può dire “sláinte” (la pronuncia è sloncia). Dice Patrick Pistolesi: «“Gli irlandesi sono molto cordiali, molto molto ospitali e felici di condividere e di sentire apprezzata la loro cultura».
La ricetta del Green Mick

Ora è giunto il momento del cocktail che il Drink Kong ha preparato per il St. Patrick’s Day 2026: si chiama Green Mick e si prepara così.
Ingredienti
- 25 ml whiskey irlandese distillato al wasabi
- 15 ml whiskey irlandese distillato alla menta
- 10 ml whiskey irlandese
- 10 ml crème de menthe verte
- 1,25 ml sciroppo di zucchero
Procedimento
Si segue la tecnica stir & strain. Cioè: prendere un mixing glass pieno di ghiaccio a cubetti, utilizzare il bar spoon per raffreddarlo, poi eliminare l’acqua in eccesso e inserire tutti gli ingredienti. Mescolare al fine di amalgamare e raffreddare la miscela, quindi filtrare in un bicchiere. Al Drink Kong utilizzano il modello Nick & Nora.
Garnish
Nessuna.
Immagini credits Alberto Blasetti x Coqtail – riproduzione vietata
Immagini courtesy Alberto Blasetti e Studio LordZ






