Tokyo è una città verticale, stratificata e in costante movimento. Ogni quartiere è un ecosistema autonomo, con ritmi e linguaggi propri, ma tutti sono uniti da una cura maniacale per il dettaglio. Nel panorama di ristoranti e cocktail bar, questi aspetti culturali hanno fatto sì che la scena locale crescesse in equilibrio tra tecnica e rigore, mescolando tradizioni secolari a una cura per l’ospitalità che considera ogni gesto un rito.
L’identità della miscelazione a Tokyo

Dalla sacralità degli omakase, alla libertà creativa degli izakaya, dai ristoranti d’autore ai cocktail bar più raffinati, Tokyo assorbe le influenze internazionali e le interpreta con la propria sensibilità unica. La metropoli non smette mai di aggiornarsi con nuovi indirizzi che spingono la miscelazione verso equilibri sempre più complessi, mentre gli chef lavorano su stagionalità e memoria culturale con uno sguardo cosmopolita. Ma è nei luoghi più tradizionali che si scopre la vera essenza di Tokyo.
Marugin, il tempio degli highball a Ginza

Entrare da Marugin, per esempio, è come mettere piede in una dimensione parallela. Qui il tempo si è fermato, e l’atmosfera è ben diversa dai cocktail bar patinati che costellano il quartiere di Ginza. Pioniere degli highball, il locale in Corridor Street è stato il primo del quartiere a introdurre il loro servizio alla spina, regalando drink a base whisky dal sorso particolarmente morbido. Al centro della sala di tanto in tanto si solleva del fumo bianco, mentre gli yakitori, tipici spiedini giapponesi, diventano dorati. Gli accompagnamenti alcolici sono tre ed essenziali: birra alla spina, lemon sour e gli immancabili highball, tutti serviti in grandi boccali da birra. Per ordinarli basta alzare la mano e dire con piglio deciso “Suimasen!”. Passare una serata qui è una sorta di battesimo alla giapponese, e permette di comprendere lo spirito più autentico di Ginza.
L’eleganza italiana e l’artigianalità giapponese da Bvlgari Hotel Tokyo
Per spostarsi in un indirizzo decisamente più patinato, basta salire al decimo piano della boutique di Bvlgari, dove il Bvlgari Ginza Bar intreccia estetica italiana e cura artigianale giapponese. A pranzo si scelgono i set menu firmati dallo chef Niko Romito, fedeli alla sua idea di cucina italiana contemporanea, con le torte Bvlgari Dolci a chiudere il percorso. La sera entrano in scena i cocktail ispirati al cinema italiano creati dal bar manager Simone Ciambrone, come Johnny, omaggio a Johnny Stecchino, con mezcal, marsala, fino sherry e soda alla banana, oppure Profondo Rosso, a base di vodka, pomodoro, limone e capperi, con olive taggiasche, pane, tabasco e aceto balsamico. All’undicesimo piano, La Terrazza apre lo sguardo su Ginza, tra cocktail e piccoli piatti come pane burro e acciughe, focacce farcite e calamaretti fritti, ideali per accompagnare l’aperitivo.

The Bvlgari Bar è l’altro volto del buon bere firmato dalla Maison italiana e si trova sospeso al 45esimo piano del Bvlgari Hotel Tokyo. Da lassù, guarda la città con la prospettiva di un giardino mediterraneo nel cielo, grazie a un padiglione che divide a metà due terrazze. Il bar manager Andrea Minarelli propone signature come Night Jewel, realizzato con shochu, liquore ai fiori di sambuco, succo di lime, basilico e menta, oltre a cocktail classici. I Bar Bites di Romito si rivelano il pairing perfetto, da ordinare al bancone oppure accomodati in uno dei grandi divani lounge.
Gucci Osteria da Massimo Bottura, fine dining italiano a Tokyo

Per una tappa fine dining dal tocco italiano, Gucci Osteria da Massimo Bottura rappresenta la fermata perfetta, grazie all’estro di Raffaella De Vita, prima e unica chef donna straniera a guidare un ristorante stellato in Giappone. La sua cucina nasce dall’unione dei sapori della memoria alla sensibilità nipponica, come con la bruschetta reimmaginata e la parmigiana, ricordo della madre e della nonna, per arrivare alla carbonara che assume un sapore orientale con l’utilizzo di kombu, salsa di soia e miso.
La mixology gastronomica di Sodden Frog

Lasciando il verde acceso dei decori di Gucci, si può optare per la calda nuance che delinea Sodden Frog, bar gastronomico di recente apertura dove cocktail e cucina sono in dialogo costante. Qui Shinnosuke Takada e Yoshimitsu Kojima costruiscono drink originali a partire dai quattro assi gustativi (dolcezza, acidità, amarezza e umami) mentre la cucina, supervisionata da Hiroyasu Kawate e curata da Kazuki Akutsu, accompagna ogni sorso con piccoli piatti stagionali serviti in stile afternoon tea. Il percorso può essere alcolico o analcolico, entrambi pensati come racconti liquidi in cui ogni ingrediente trova la sua voce.
Il percorso unico di Sangai firmato da Shingo Gokan

Altro percorso unico, è quello che si può vivere da Sangai, cocktail omakase nato dal genio imprenditoriale di Shingo Gokan e collocato in cima a una scala proprio sopra all’altro suo locale, Sg Club. La stanza scura è caratterizzata da un bancone a forma di elle, al quale siedono gli ospiti, e una grande cartina del Giappone che indica i luoghi da cui provengono gli ingredienti presenti nel menu degustazione. I bartender preparano miscele live partendo da frutta e materie prime di stagione di diverse prefetture, raccontandone la storia e affascinando ogni ospite con i loro gesti lenti e ipnotici.




Locali come questo arricchiscono di esperienze inedite il mosaico di Tokyo, una città che rivela la sua essenza attraverso l’equilibrio perfetto tra memoria e desiderio di scoperta.
Tratto dal magazine cartaceo di Coqtail – for fine drinkers. Ordinalo qui






