Shelley Tai a Hong Kong

Shelley Tai e l’arte di dire no, un piccolo passo alla volta

Ragionare sul “no” richiede un punto di vista limpido su ciò che (si) è stati. Il passato è una lezione aperta per Shelley Tai, bartender di successo sin dai tempi del Quinary e del Nutmeg & Clove a Singapore, da pochi mesi proprietaria e leader del bancone di Mius nel cuore di Hong Kong.

La storia di Shelley Tai

Shelley Tai di fronte a Mius
Shelley Tai di fronte a Mius

«Credo che il mio più grande no sia stato non continuare gli studi e il lavoro in ufficio, e perseguire invece una carriera meno tradizionale. Lavoravo di giorno, nel fashion merchandising, ma ho deciso di optare per qualcosa di diverso, anche se la mia famiglia non mi ha molto sostenuta». Nata e cresciuta a Hong Kong, adottata per un breve periodo da Singapore e infine tornata “a casa”, Shelley Tai non ha mai lasciato troppo spazio all’impatto dei commenti altrui sulla sua scelta di vita.

«Molto indipendente, fin da giovanissima», ha avuto la lucidità di capire che la vita è fatta di no, lenti come passi prudenti e costruttivi: «Invece di grandi no, mi sembra di averne ricevuti tanti piccoli mentre imparavo. Devi essere paziente, magari ancora non puoi fare i drink, e non dovresti iscriverti a competizioni se non sei pronta a fare certe cose. Penso che questa lentezza mi spaventasse, ora capisco quanto sia importante non arrivare troppo in fretta sulle cose».

L’importanza dell’equilibrio tra vita e lavoro e della salute mentale

Uno dei lampadari di Mius
Uno dei lampadari di Mius

La centralità dei no è il primo assist al tema della salute mentale nella bar industry che Shelley Tai dipana con grazia di metafore, esplorando il concetto di work-life balance: «Credo che il no valga molto per la salute mentale perché c’è bisogno di leggere le situazioni, e a volte rallentare. A livello professionale, poi, è sempre meglio sapere quali sono le proprie fondamenta, prima di cominciare a salire sulla scala».

Un ragionamento che ha le sue radici nell’esperienza di team building maturata già negli anni a Singapore, che Shelley Tai affina giorno dopo giorno nella nuova avventura da Mius: «Mi sembra che il tema della salute mentale sia una questione nell’hospitality, ma non sempre. Per quanto mi riguarda, cerco di rispettare il mio equilibrio tra vita e lavoro, e mi assicuro che sia così anche per le persone del team: che si riposino abbastanza, che non bevano troppo, che si prendano cura di loro stesse».

La filosofia di Mius, il nuovo locale di Shelley Tai

Menu del Mius creato da Shelley Tai
Il menu di Mius

La visione di Shelley Tai si riflette anche nel non-concept, come ci tiene a precisare, che ha mosso l’apertura e lo sviluppo di Mius.

«Siamo più un posto per riposarsi, un cocktail bar di quartiere. I nostri drink sono tutti molto semplici, facili, dei classici con un twist: ne abbiamo appena dodici in menu così ci concentriamo sulla precisione dell’esecuzione, in modo che gli ospiti si sentano a proprio agio. La cosa diversa che sto cercando di fare in questo progetto è avere un team che mi permetta di monitorarne lo sviluppo e anche la salute mentale, in modo che si lavori in un ambiente migliore: vorrei contribuire a una parte della loro futura carriera, ecco».

L’importanza dei cocktail classici

Gin & Apple, drink di Mius
Gin & Apple

Oltre i grandi temi di riflessione c’è il quotidiano, il lavoro sui cocktail perché siano gradevoli, non banali e incuriosiscano le persone: si possono hackerare i grandi classici rendendoli ancora più interessanti? Partendo dal suo Strawberry Negroni, Shelley Tai introduce un nuovo concetto, una sorta di metodo scientifico che permette di espandere il gusto dei cocktail (e perché no, anche dei cibi) verso territori inesplorati: «Quando guardo un classico penso alla struttura e a come dovrebbe essere, poi provo a tradurla con altri sapori. Per esempio, il Negroni si concentra sull’aroma di arancia amara, giusto? Ma io personalmente non amo l’arancia, se non il frutto in sé, quindi niente aroma arancia per me. È il motivo per cui mi sono mossa sulla strada della fragola».

Tra i drink più amati da Mius anche il Gin & Apple, reinterpretazione del Gin & Tonic che su un gin aromatico, con note di cocco, pandano e foglie di cassia, installa il morso freschissimo di succo di mela verde chiarificato, senza aggiunta di zucchero. Una sfida alla mixology da laboratorio e ai cocktail imbottiti di ingredienti complicati, che a volte possono non incontrare il gusto dei clienti, lasciandoli insoddisfatti.

La visione di Shelley Tai

Il cocktail Matcha Mori
Matcha Mori

«Noi cerchiamo di avere sempre feedback dai nostri clienti, a volte ci sono persone che entrano solo per fare una foto per Instagram ma la maggior parte degli ospiti si gode davvero il bere. Alcuni concept sono più inventivi, divertenti da esplorare la prima o la seconda volta, ma poi non sono drink che vuoi berti tutti i giorni: alla fine vorrai comunque ordinare un Highball o un Gin&Tonic».

I classici sono comfort drink, si torna a loro e ai posti che danno quella sensazione. È l’essenza del lavoro di Mius, saldamente rispecchiato nelle prospettive per il futuro sul quale Shelley Tai si mantiene saggiamente prudente: «Siamo aperti da pochi mesi, al momento sto raffinando il team, ma intanto abbiamo noleggiato una stanza per il riposo così le persone possono rilassarsi di più, e tutto è più organizzato. Non sono sicura di ciò che sarà il futuro, ma quando le persone del team saranno pronte a diventare leader, potremo aprire locali con concept differenti».

Tratto dal magazine cartaceo di Coqtail – for fine drinkers. Ordinalo qui

Immagini credits Julie Couder x Coqtail, riproduzione vietata