Sette generazioni raccontano più di una linea genealogica. Nel caso dei Nardini, indicano la tenuta di una visione che attraversa secoli, mantenendo intatta la propria identità. Quasi due secoli e mezzo fa, Bortolo Nardini diede forma a una distilleria stabile in un territorio ricco di vigne, scambi e competenze. In Veneto, a Bassano del Grappa, iniziò la storia della più antica distilleria d’Italia: un progetto che lega in modo indissolubile una famiglia, una produzione di grappa e una parte della storia del Paese.
Nardini, la storia e le origini di una grande distilleria sul Ponte Vecchio

Le sette generazioni di Nardini hanno costruito nel tempo una storia capace di attraversare secoli, crisi, ricostruzioni e grandi rivoluzioni tecniche. Il 1779, all’ingresso del Ponte Vecchio di Bassano del Grappa, fu l’anno che segnò l’inizio di questa lunga strada. Bortolo Nardini scelse di mettere radici e trasformare un lavoro itinerante in una distilleria stabile. Fu il primo gesto che definì una delle identità ancora attive sul territorio.
Il punto scelto da Bortolo era a metà strada tra Venezia, il Trentino e l’Austria: un luogo che diventò subito un crocevia di persone, merci e vinacce. Con l’antica Osteria al Ponte che si trasformò nel fulcro della produzione, introdusse un nuovo modo di organizzare la distillazione della grappa e diventò un presidio fisso dove i contadini conferivano la materia prima. Da lì nacque il legame con Bassano, che resta invariato fino a oggi.
Nardini, una storia intrecciata all’Italia

Nel corso dei secoli, la distilleria ha vissuto da vicino i momenti chiave dell’Italia. Ha assistito al crollo del Ponte Vecchio di Bassano Del Grappa durante la Seconda Guerra Mondiale e alla sua ricostruzione insieme agli Alpini, ha accompagnato la rinascita del dopoguerra e rappresentato il Paese in occasioni simboliche come il ricevimento per l’incoronazione di Elisabetta II. Ogni episodio si è sedimentato nella memoria familiare, rafforzando la continuità dell’azienda.
Il valore della continuità

Questa storia non si regge solo sul passato. Ognuna delle sette generazioni che è passata dalla stanza dei bottoni ha mantenuto una visione unitaria, aggiornato strumenti e metodi, investendo sul territorio e preservando un’identità comune. È un equilibrio solido, raro nel panorama europeo, quello di Distilleria Nardini che ha permesso un’evoluzione continua in quasi due secoli e mezzo di storia.

Nel presente, la filosofia di famiglia prende forma negli impianti moderni e nel ruolo centrale del suo Mastro Distillatore. La selezione delle vinacce e la gestione degli alambicchi mantengono una forte componente umana, mentre il portafoglio si amplia con prodotti che dialogano con epoche diverse: dalla Grappa Bianca, indicata come capostipite della categoria, alle Grappe Riserva che restano tra i distillati italiani più riconosciuti fuori dall’Italia. Dall’Acqua di Cedro al Mezzoemezzo, fino all’ultimo nato Garage Gin, il London Dry Gin realizzato con botaniche italiane e del territorio. Ogni novità si inserisce nel solco tracciato da Bortolo, senza allontanarsi dalle basi storiche, ma creando sempre prodotti dal sapore senza tempo.
La storia come spinta verso il futuro

L’arrivo dell’ottava generazione prepara oggi un nuovo capitolo. La distilleria amplia la presenza internazionale, investe in sostenibilità e consolida la propria identità nel panorama del beverage italiano. Per Nardini, la storia è più di un archivio, è uno strumento che orienta il domani. La garanzia che un sapere di quasi due secoli e mezzo continui a trovare spazio, anche nelle forme più contemporanee del bere italiano.
Articolo realizzato in collaborazione con Nardini






