La pausa tra le parole rallenta il tempo e cerca il significato più aderente alla realtà. Con Anastasia Artamonova un’intervista è uno squarcio di autenticità complessa che buca la narrazione, una terapia del disarmo dalle sovrastrutture. «Raramente un cambiamento è aspettato, e nella mia storia c’è stato sempre un twist a cambiarmi la vita praticamente da giorno a notte», esordisce con dolcezza.
L’incontro con la bar industry
Nel 2017 Anastasia, origini russe, designer e brand strategist, si avvicina alla bar industry: «La mia intuizione mi diceva ‘Vai a fare un corso di mixology’, la stessa voce che nel 2012 mi aveva portato in Italia. Non bevevo neanche, per dire, il Moscow Mule per me era l’apice della miscelazione», ride nel ricordarlo. Il corso non smuove nulla di concreto ma il fascino di «bicchieri, rumori, tutto era molto romantico per me all’epoca», la conquista gradualmente, e da un momento all’altro si rende conto di essere già attiva nell’industria.
I viaggi e gli eventi di Anastasia Artamonova

Con la sua piccola agenzia di comunicazione è un susseguirsi di viaggi, serate, contatti, idee. E una fantasia, aprire un bar tutto suo, dopo aver visto un signore al bancone in una provincia sperduta. Nel frattempo mette a frutto le capacità visual-comunicative del suo mestiere, fotografando gli eventi più esclusivi. «Sono diventata un mix di influencer/fotografa, ma questa era anche la mia scusa per non parlare con le persone se non volevo: mi nascondevo dietro l’obiettivo. Dopo ogni evento pubblicavo le foto e taggavo le persone, e questo è diventato virale perché ognuno voleva ovviamente ripostare la foto».
Anastasia Artamonova concretizza il suo sogno con Nice&Nasty
Intanto il sogno del bar si fa sempre più concreto, si ragiona su concept, preparazioni, nome, business plan. Location, Milano. «La motivazione più forte di questo progetto era ringraziare le persone, il mondo dell’ospitalità è sempre stato molto generoso con me e volevo portare quelle persone ospiti da me, farle stare bene». Una campagna provocatoria è l’avvio di “Nice&Nasty”, gioco di parole col soprannome con cui la chiamano tutti, un concept che unisce il “nice” caffè del giorno al “nasty” cocktail bar notturno. L’evento di lancio travolge Milano poi l’estero, Mosca, San Pietroburgo, Atene, Berlino. Viaggiando, Anastasia inizia a capire che le piace più l’idea di andare in giro che l’imprenditoria in sé, e forse quel bar non è davvero il suo sogno. Ma non demorde.
Il primo no a sé stessa

Poi arriva il Covid e le certezze più fragili si sgretolano nelle zone rosse. «Il mio focus era talmente forte sulla promozione che praticamente questa è l’unica cosa che ha funzionato. Il lavoro nel bar è molto complicato, da fuori può sembrare che sia sempre festa, ma in realtà c’è dietro tanto back office». Il primo no di Anastasia a sé stessa è una constatazione: «questo non lo voglio fare». Pur credendo che fosse importante. «Un sogno devi testarlo e vedere se è veramente il tuo, o un’idea che ti sei creato o preso da qualcuno. Se questo sogno è veramente fatto per te, come persona. Senza conoscere te stesso non potrai mai capirlo».
Un percorso di consapevolezza che passa per una sillaba: «Si dicono dei no sempre più consapevoli una volta che si comincia a farlo, è come se si scoprisse una parte diversa di sé». È il “campo”, concetto della teoria psicologica Gestalt che Anastasia cita, a mostrare lo scollamento tra la realizzazione del suo desiderio e la realtà, ma avere costruito il sogno sbagliato non è facile da gestire. «Ho passato tanto tempo a convincere me stessa, gli altri o il mondo ‘magari funziona, riproviamo’, a volte in modo anche aggressivo, con conseguenze non belle».
Crisi e consapevolezza
Un nuovo viaggio introspettivo riprende i fili di quando da ragazzina sfogliava i libri di psicologia della madre, attraversa gli studi di somatica e le sedute di terapia, esplora lo shock di non essere più contattata da nessuno, e riconosce il crollo nervoso in tutte le sue gravità, non solo stanchezza o burnout. «Sono arrivata al boss finale, la fase dove non hai più scelta. Il corpo si arrende, si blocca, non hai più l’abilità fisica di creare come facevi prima. Io in quei momenti pensavo che volevo solo andare a raccogliere la frutta. A me piacciono le cose pratiche. Volevo avere strumenti che possono cambiare le scelte che fai o farti accettare le parti di te che poi semplificano la vita».
Nuovi orizzonti nella bar industry

La sua relazione con la bar industry forse non finirà mai: la sua ricerca di risposte, che dura ormai da sei anni, potrebbe abbracciare ancora quella parte di vecchio mondo che non vuole più strafare. Le premesse ci sono, la sua visione è in formazione. «C’è tanta ambizione e buona volontà interna di creare progetti psicologico-creativi per l’industry. Negli ultimi anni ho provato a farlo, forse non ero pronta, ora il mio messaggio sta trovando una forma». Più prudente, Anastasia Artamonova, più attenta a mettere a fuoco i suoi sogni. Una certezza dal passato le è rimasta: «Conosco veramente poche persone, forse nessuna, che sono riuscite ad allontanarsi dalla bar industry per sempre e fare altro. È un mondo magico, da questo punto di vista».
Tratto dal magazine cartaceo di Coqtail – for fine drinkers. Ordinalo qui
Immagini credits Anastasia Artamonova, Anastassiya Lezhneva






