Perché si dice cin cin quando si brinda

Perché si dice cin cin quando si brinda?

Non di rado la preistoria dei cocktail intreccia le grandi rotte navali, chiamando in causa velieri, marinai e mercanti: curiosamente anche il termine cin cin nasce in un simile contesto. In Italia è utilizzato durante i brindisi, con il significato di «alla salute!». Nella Cina dell’ultima dinastia Qing (1644-1911) aveva un significato simile, e proprio qui inizia una storia che nasce nei porti, approda in un’operetta inglese e infine entra nel linguaggio comune italiano.

Cin cin, cincin o anche cincìn

Due vocabolari della lingua italiana, quello edito da Treccani e quello compilato da Giacomo De Voto e Gian Carlo Oli, attestano che la parola cin cin si può scrivere anche tutta attaccata (cincin) oppure con la seconda vocale accentata (cincìn).

Entrambe le fonti dicono che si tratta della grafia italiana dell’inglese chinchin, a sua volta alterazione del cinese di Pechino ch’ing – ch’ing, o qǐng qǐng (請請). Più precisamente, il termine inglese è quello dello storico Chinese Pidgin English, cioè un inglese semplificato e misto a termini cinesi che nacque per agevolare la comunicazione fra persone di lingua diversa che frequentavano i porti della Cina nel XIX secolo.

Marinai e commercianti

Il contesto è quello della progressiva apertura all’Occidente da parte del governo cinese. Questo significava avere rapporti in particolare con l’Impero britannico, saldamente presente nel subcontinente indiano e in estremo oriente. Ogni giorno imbarcazioni attraccavano e ripartivano, ogni giorno marinai e commercianti interagivano e facevano affari.

Così gli occidentali vennero in contatto con l’abitudine cinese di offrire tè agli ospiti, e di far precedere la bevuta con il termine qǐng qǐng. Significava qualcosa come «prego, prego», «fate pure», «alla vostra». L’espressione piacque, aveva un non so che di divertente, e così i marinai britannici la importarono al ritorno in patria, favorendone la diffusione nell’Inghilterra vittoriana e successivamente in tutta Europa.

L’operetta “The Geisha”

Nascita del cin cin

Negli ultimi anni del XIX secolo la parola chinchin è talmente nota che Harry Greenbank può tranquillamente utilizzarla in uno dei brani musicali dell’operetta “The Geisha” (1896), commedia musicale in due atti composta da James Sidney Jones, con libretto di Owen Hall e testi, appunto, di Greenbank.

La canzone in questione compare nel secondo atto e si intitola “Chin Chin Chinaman”: la canta il bizzarro proprietario della casa da tè in cui è ambientata la trama. Che si svolge in Giappone: non è chiaro come e perché ci sia stato un passaggio del termine chinchin dalla Cina al Giappone. Non è escluso che gli autori dell’operetta abbiano cavalcato la moda delle ambientazioni orientali senza prestare particolare attenzione all’esattezza filologica. Su questo punto mancano certezze.

Vale però la pena di sottolineare che in Giappone l’equivalente dell’italiano cin cin è la parola kanpai, utilizzata in questa accezione già qualche decennio prima della composizione di “The Geisha”.

Chin Chin Cahinaman

In ogni caso, il 16 aprile 1901 “The Geisha” debutta in Italia, presso il Teatro dei Filodrammatici di Milano. Il Chinese Pidgin English di Harry Greenbank viene tradotto in modo piuttosto libero e ricorrendo a un italiano che imita una parlata straniera, talvolta in maniera poco rispettosa.

Proprio nel caso di “Chin Chin Chinaman” le parole sono quelle di una persona che non sa pronunciare la lettera R e la sostituisce con la L. Ciononostante, o forse anche grazie a questo, il successo di pubblico non mancò.

E dunque: salute!

Difficile dire se la definitiva affermazione del termine cin cin sia avvenuta grazie a “La Geisha”, oppure se l’operetta abbia semplicemente cavalcato un qualcosa di già esistente. Resta il fatto che in quegli anni i brindisi sono già associati al cin cin, anche molto al di fuori degli ambienti marinareschi.

C’è chi sostiene che la diffusione in Italia sia stata avvantaggiata dalla somiglianza di quest’espressione con il rumore prodotto da due bicchieri che cozzano insieme durante un brindisi. Anche in questo caso, però, non esistono prove granitiche. Curiosamente, il galateo prevede di non fare tintinnare i bicchieri, quanto meno nelle occasioni formali.

Comunque sia, in un modo o nell’altro, per vie talvolta tortuose, cin cin è entrato nel linguaggio colloquiale d’Italia: universalmente conosciuto e da tutti utilizzato.