Dunia a San Benedetto del Tronto

Come dare un’identità a un cocktail bar, l’esempio di Dunia a San Benedetto del Tronto

Come dare identità e carattere a un cocktail bar? Se si apre lontano dalle capitali della miscelazione globale, allora una soluzione è portare il mondo intero dentro il locale: è quello che ha fatto Alessandro Ippoliti con Dunia a San Benedetto del Tronto. Va da sé che non si è mosso a caso. Le linee guida sono quelle che caratterizzano da tempo la miscelazione mondiale. E che hanno avuto come alfieri personalità del calibro di Alex Kratena, Monica Berg, Ryan Chetiyawardana (Mr Lyan) e Jim Meehan.

I pilastri del successo di un cocktail bar          

Interni Dunia

Un cocktail bar di successo ruota attorno ad alcuni pilastri. C’è ovviamente la qualità dei drink, che è essenziale, ma non è la caratteristica più importante. O meglio: è indispensabile, ma è anche data per scontata, poiché pone le fondamenta di tutto quello che viene dopo.

Quel “dopo” è rappresentato da come i clienti si sentonoin un determinato locale e quale ricordo si portano a casa. E qui contano l’ospitalità, l’atmosfera, la musica, gli arredi, i panorami e una quantità di dettagli che contribuiscono a farti stare bene. Con le parole di Monica Berg e Alex Kratena: «Se le connessioni umane non fossero importanti, potresti preparati i drink a casa». Alessandro Ippoliti ha costruito Dunia tenendo presente queste coordinate.

Dunia, un cocktail bar pieno di mondo

Bancone cocktail bar San Benedetto del Tronto

Il nome del cocktail bar è una dichiarazione di intenti: in molte lingue e culture (araba, persiana, turca, indonesiana, eccetera) la parola Dunia indica il mondo materiale, inteso con un significato positivo.

«È il tempo che viviamo», dice Ippoliti. «Abbiamo voluto ricreare uno spazio contemporaneo dove oggetti, forme e colori rimandano al senso di mondo, di madre terra. Un cocktail bar in cui gli arredi e la proposta di drink e cibo si basano sulle contaminazioni di idee, ingredienti e tecniche provenienti da tutto il mondo».

E dove la parte del leone è rappresentata dalle esperienze realmente vissute, «i viaggi fatti, i luoghi visitati, le pietanze assaggiate». Ovviamente, «siamo convinti che il centro gravitazionale di tutto quanto sono l’accoglienza e il modo in cui si può far sentire un cliente».

Aprire a San Benedetto del Tronto

Tavoli Dunia San Benedetto Del Tronto

Affacciato sul Mare Adriatico e poco distante dal confine fra Marche e Abruzzo, San Benedetto del Tronto «è un comune di 50.000 abitanti che d’estate diventano molti di più». Ma che non è fra le mete principali della miscelazione globale.

Una condizione che ha lati positivi e negativi. Il bello è che c’è meno stress, meno concorrenza spietata, meno orari di lavoro folli. Il brutto è che «devi rinunciare alle occasioni, ai luoghi e ai tempi che accompagnano una realtà più grande». Ma non è affatto detto che San Benedetto del Tronto non sia in grado «di competere con città più blasonate». La sfida è aperta.

La drink list di Dunia: prima i classici, poi il resto

Signature cocktail

La drink list di Dunia concede il giusto spazio ai cocktail classici: «Prima di avere l’onore di proporre i propri signature, bisogna sapere preparare i grandi classici alla perfezione. Insomma: se già un Margarita mi delude, non ho molta voglia di provare delle creazioni originali». Una volta padroneggiate le basi è tempo di dare sfogo alla propria creatività. Nel caso di Alessandro Ippoliti, «il menu è quasi sempre composto da otto drink. Non ho mai amato adottare un tema, perché non mi piace pormi dei limiti: preferisco avere la libertà di spaziare».

Cosa si beve a Dunia

Drink list Dunia

Chiedendo a Ippoliti quali signature lo rappresentano meglio, si ottengono tre ricette. C’è il Tokyo Collins, «uno dei drink a cui sono più affezionato. È un Mizuwari agrumato che intende trasportare il cliente in un izakaya. Lo preparo con whisky giapponese, soda allo yuzu e un drop di whisky scozzese, con la torba che fa esplodere tutti i sapori del Sol Levante».

Il Cafezinho è «un twist dell’Old Fashioned: più morbido, aromatico e cremoso. Inizio facendo essiccare delle foglie di fico e poi lasciandole in infusione per 48 ore: le utilizzo per preparare un cold brew coffee insieme a caffè monorigine 100% arabica. Poi lo miscelo con rum e sherry».

La terza ricetta raccontata da Ippoliti è quella del Seduction, «un Gimlet servito oh the rocks che lascia spazio alle infinite sfumature acidule del melograno e del lampone, con una finta ciliegia che nasconde un cioccolatino e apre a un drink fresco, amabile e fruttato». Il tocco in più è un bicchiere che ha la forma di «una mano femminile interamente stampata in 3D».

Dunia, una visione che parte dalla provincia

Uno dei piatti di Dunia

In un momento in cui molti cocktail bar cercano di distinguersi rincorrendo effetti speciali o formule già viste, Dunia mostra che l’identità si costruisce in modo più solido: mettendo insieme coerenza, memoria, tecnica e capacità di accogliere.

A San Benedetto del Tronto, Alessandro Ippoliti ha scelto di lavorare su un’idea precisa di locale, dove ogni elemento, dai drink agli arredi, concorre a definire un immaginario riconoscibile. È da qui che passa oggi la forza di un bar: dalla qualità, certo, ma soprattutto dalla chiarezza con cui riesce a raccontare chi è.

Immagini courtesy Dunia