Dopo un decennio abbondante di onorata carriera, Ugo Cocktail Bar di Milano, che si trova in una traversa del Naviglio Grande, ha deciso di darsi una rinfrescata. L’obiettivo è fare «un passo indietro tornando al nostro concetto iniziale, come è nato quasi 13 anni fa, ovvero il bistrot», racconta Corey Squarzoni, che non si limita a lavare i bicchieri (come indicato ironicamente nella bio su Instagram), ma è un bartender di razza e ormai da anni è uno dei volti più rappresentativi di Ugo.
Ugo, un cocktail bar e un bistrot

«Ritornare al concetto di bistrot», continua Corey, «significa riscoprire l’importanza di un’atmosfera accogliente e informale. Caratteristiche che ultimamente, secondo noi, si stanno perdendo e sono diventate rare, non solo sul Naviglio ma anche in tutto il nostro settore».
Dunque la cucina dedica particolare attenzione «ai piatti da condividere e al lavoro, quando possibile, diretto con i produttori». L’idea è di «creare un’atmosfera conviviale e vivace, che stimoli la conversazione. Inoltre, un tavolo che ordina più piatti da condividere può assaggiare una varietà di pietanze rispetto a chi si limita a ordinare solo una portata principale. E ben venga se questo fattore di convivialità porta alla condivisione tra più tavoli».
Un’atmosfera classica ed elegante

L’atmosfera di un locale si crea soprattutto grazie alle persone che ci lavorano e a quelle che lo frequentano: due cose molto più interconnesse di quanto si possa pensare. Va da sé che il giusto arredamento gioca un ruolo tutt’altro che secondario.
Da questo punto di vista, Ugo Cocktail Bar si è dato una rinfrescata senza però stravolgere il proprio look. Con le parole di Corey Squarzoni: «Abbiamo fatto qualche ritocco sui colori e sulle luci. Il locale aveva già un’atmosfera classica, calda e accogliente, con boiserie in legno, tavoli in marmo e legno, parquet e alle pareti quadri coerenti con il contesto».
Il recente intervento è stato fatto «per enfatizzare ulteriormente questo stile e renderlo ancora più caldo. Abbiamo utilizzato due tonalità di verde differenti tra boiserie e parete, e abbiamo scelto le luci per rendere il locale ancora più elegante e invitante, aggiungendo un tocco di raffinatezza».
Cosa si beve da Ugo Cocktail Bar?

Il lavoro sul look e sulla cucina non avrebbe avuto senso senza un analogo intervento sull’offerta dei drink. Ecco dunque un ampliamento della selezione di vini e distillati. In quanto ai cocktail, l’attenzione è per «i drink classici e intramontabili, mentre i nostri signature seguono sempre il concetto di twist on classic. Non abbiamo un approccio standard per creare un twist. L’importante è che non si sconsacri la ricetta base. Ogni volta partiamo da un’idea che vogliamo sviluppare, considerando se il menu ha un tema ben preciso oppure il cocktail è destinato a una drink list invernale o estiva».
Un esempio potrebbe essere il Bitter & Butter, un twist sul Negroni composto da bitter, vermouth e gin, dove la parte di vermouth viene sostituita da un amaro che si colloca a metà strada tra un vermouth e un amaro, e il tutto viene lavato con burro di cacao. «In questo modo, abbiamo creato un Negroni invernale più caldo, avvolgente e confortevole, con una garnish composta da profumo di bergamotto e cioccolato bianco per richiamare il Burro di Cacao. Un altro esempio è il nostro Agave & Lime, un twist sul Tommy’s Margarita», dove il tequila blanco è accostato a un aperitivo dolce, e il tutto è infuso all’ortica, compreso lo sciroppo d’agave. «Ovviamente il lime non può mancare e il servizio è on the rocks».
Giargiana, il drink che meglio rappresenta Ugo

Se si chiede a Corey Squarzoni qual è il cocktail che meglio rappresenta Ugo, la risposta giunge senza esitazioni: «È il Giargiana, presente nella nostra drink list da ormai quattro anni. È un incontro tra un bitter shakerato e un Milano-Torino ed è composto da bitter, rabarbaro e una miscela di vermouth rosso ed elisir di china. Perfetto per un aperitivo milanese. Viva i classici!».
Immagini courtesy Ugo Cocktail Bar






