Un cocktail d’autore diventa simbolo di stile, seduzione e mistero nella saga al femminile diretta da Paul Feig. E questa volta, a prepararlo, è un maestro vero: Alessandro Palazzi.
Un Martini da grande schermo
In Un altro piccolo favore, sequel del sofisticato thriller A Simple Favor, il Martini cocktail torna a essere protagonista, trasformandosi in un linguaggio visivo, un segno di potere e un tratto di personalità. Lo beve la protagonista Blake Lively, che sa sempre come farsi notare. Proprio in questo secondo capitolo, diretto ancora una volta da Paul Feig, il Martini oltre a simbolo di stile, diventa un pretesto per omaggiare chi quel drink lo ha reso leggenda: Alessandro Palazzi, volto e anima del Duke’s Bar di Londra.
Alessandro Palazzi: un cameo carico di significato
In una delle scene più affascinanti del film, Alessandro Palazzi appare in prima persona per preparare il suo celebre Martini, diventando protagonista di un momento sospeso tra rito e racconto. Il gesto è quello di anni di lavoro al bancone e la tecnica impeccabile. Una miscelazione diretta nel bicchiere da cocktail ghiacciato con il profumo di scorza di limone appena spremuta. Con il suono del gin che scivola nel vetro, la sequenza che regala autenticità e riverenza, diventando un omaggio alla cultura del bere miscelato fatto come si deve.
Il Martini come chiave narrativa
Già nel primo film, il Martini era il drink-firma di Emily (Blake Lively). Freddo, tagliente, carico di tensione erotica e controllo. In A Simple Favor, ogni bicchiere raccontava qualcosa di lei, della sua ambiguità e del suo fascino pericoloso. Nel sequel, il cocktail torna con una funzione ancora più forte diventando il ponte tra due mondi, simbolo di continuità, oggetto carico di significato. Il Martini cocktail nel cinema diventa così metafora, estetica e storytelling.
Alessandro Palazzi:un sorso di verità tra le pieghe della finzione
La comparsa di Alessandro Palazzi consacra ulteriormente la mixology nel mondo cinematografico. Inserire nel film una figura reale e così rappresentativa è una dichiarazione d’intenti, che afferma come, anche nel gioco della finzione, esistono gesti che non si possono imitare. Come preparare un Martini perfetto. Nel farlo, Palazzi porta nel film la dimensione dell’esperienza, del gesto e della storia liquida che ogni vero Martini sa raccontare. Quando il cinema incontra la mixology d’autore, il risultato è qualcosa che si beve con gli occhi e resta in memoria come un retrogusto elegante e persistente.
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