Il modo di bere sta cambiando velocemente. Succede nei bar delle grandi città, nelle serate tra amici e perfino nelle cene di casa. Un drink rimane un piacere che tiene insieme gusto e convivialità, ma sempre più persone si professano a favore del low e zero alcol.
La Gen Z e la tendenza zero alcol

La prima spinta arriva dai più giovani. La Gen Z entra nei locali con un atteggiamento diverso e, ordine dopo ordine, costruisce un modo di vivere la serata che lascia spazio al gusto senza appesantire l’esperienza. L’alcol fa parte del quadro, ma viene bilanciato con alternative poco alcoliche o, addirittura zero Abv, che non hanno più l’aria del compromesso. I bartender lo sanno e sviluppano drink capaci di reggere la scena con aromi, texture e complessità sempre più convincenti. Le carte cocktail diventano doppie, con opzioni full proof e zero proof sullo stesso livello.
Dry January e il movimento sober curious nel panorama zero alcol

Dentro questa evoluzione ci sono riti che si sono trasformati in appuntamenti mondiali. Il Dry January, per esempio, da qualche anno si è conquistato un posto nelle conversazioni di inizio stagione. Molti lo vivono come un piccolo reset personale: trenta giorni per ascoltarsi meglio, capire quanto spazio dare all’alcol nei mesi successivi, riprendere il controllo del proprio tempo. Un esercizio semplice e spesso utile, che lascia un effetto collaterale inatteso: più attenzione al momento in cui si ordina qualcosa da bere e più chiarezza nel distinguere ciò che davvero piace da ciò che si accetta per abitudine. Accanto al Dry January cresce un’altra corrente più elastica: la cultura sober curious. Qui non ci sono sfide da completare, ma lo spazio è dato alla curiosità di interpretare il bere in modo più ampio.
Zebra striping e nuove abitudini no alcol

Chi si riconosce in questa prospettiva entra in un locale con la stessa disponibilità di sempre, però con più opzioni nella testa. Una sera un cocktail strutturato, un’altra un drink analcolico preparato con botaniche e tecniche di estrazione. In questo modo, anziché togliere, si aggiungono possibilità e l’alcol condivide uno spazio e un tempo esclusivo.
Dentro questo mosaico di abitudini prende forma anche lo zebra striping, la pratica di alternare un drink alcolico e uno analcolico nella stessa serata. Nasce dai Paesi anglosassoni, ma ha trovato terreno fertile ovunque, perché rispecchia un modo dinamico di vivere il tempo libero. Permette di allungare la serata, mantenere energia costante e gustarsi quella pausa con più calma. Funziona soprattutto perché i prodotti zero alcol hanno raggiunto una qualità tale da rendere questa alternanza naturale e piacevole.
Zero alcol in Italia tra bar e pairing al ristorante

L’Italia osserva il fenomeno con attenzione e lo integra nel proprio stile. Nei bar, anche i cocktail no alcol sono parte del menu, spesso preparati con ingredienti freschi, fermentazioni leggere, spezie, infusioni a freddo. I ristoranti propongono pairing analcolici che valorizzano i piatti con la stessa cura riservata ai vini. I brand investono in distillati 0.0 sempre più tecnici, mentre il pubblico li accoglie come un’estensione del mondo del bere. L’alcol mantiene e manterrà il suo ruolo culturale e conviviale, ma i drink a bassa gradazione alcolica e, soprattutto quelli che ne sono privi, aggiungeranno spazio, libertà e un modo diverso di vivere la serata. Con una nuova generazione che interpreta e trasforma questo gesto in un’esperienza più ampia, legata a ciò che sente di volere assaporare in quel momento.
Tratto dal magazine cartaceo di Coqtail – for fine drinkers. Ordinalo qui
Immagini courtesy De Vie, Geranium, Local Venezia






