Vermouth in crescita, il mercato globale verso i 21 miliardi

Vermouth in crescita, il mercato globale verso i 21 miliardi entro il 2033

Il mercato del vermouth non solo resiste, ma promette una crescita vigorosa nei prossimi anni. Secondo alcuni studi di settore, da qui al 2033 è lecito attendersi uno sviluppo significativo, con il vermouth dolce a primeggiare su quello secco, e con i marchi italiani a dominare la scena. È una notizia non da poco, considerato che il comparto globale degli alcolici sta attraversando un profondo riassestamento.

Premiumizzazione e sostenibilità, i nuovi pilastri

Analizzando l’intero settore degli alcolici, e accettando un certo grado di schematizzazione, emergono due tendenze macroscopiche. In primo luogo, il fenomeno della premiumizzazione sta bilanciando il calo volumetrico dei consumi: si beve meno, ma si sceglie una qualità superiore (e più costosa), evitando così il tracollo del fatturato. Inoltre, una parte significativa del pubblico si sta orientando verso prodotti a basso contenuto di alcol e verso realtà aziendali attente alla sostenibilità.

Il vermouth ha ottime carte da giocare. Basta prendere i dati di uno studio condotto da SkyQuest, società internazionale di consulenza e ricerche di mercato per scoprire che nel 2024 il mercato globale del vermouth valeva 12,25 miliardi di dollari e che toccherà i 21,59 miliardi entro il 2033, con un tasso di crescita annuo composto (CAGR) del 6,5%.

Vermouth in crescita, i motivi del successo

Vermouth in crescita durante il rituale dell'aperitivo

Gli esperti indicano cinque fattori chiave che motivano la crescita. C’è il trend dei prodotti e dei cocktail low-alcohol, soprattutto tra le nuove generazioni: il vermouth viaggia fra il 16% e il 18% abv.

A questo si somma la predilezione per drink aromatizzati con botaniche: molti vermouth includono chiodi di garofano, cannella, cardamomo, camomilla, ginepro, zenzero, chinino, scorza di agrumi. Tra l’altro, l’approvvigionamento di queste materie prime si presta a una declinazione sostenibile, al limite dell’artigianale: caratteristica da non sottovalutare.

Quarta componente essenziale della crescita: la diffusione mondiale del rito dell’aperitivo. Infine, in alcuni Paesi il miglioramento delle condizioni economiche spalanca le porte all’adozione di uno stile di vita che non disdegna tradizioni europee e statunitensi. Per esempio la cultura dei cocktail.

Vermouth rosso (dolce) e bianco (secco)

I più recenti dati a disposizione riguardano l’anno 2024 e da questi emerge cheil vermouth dolce rappresenta oltre il 60% del mercato globale. Merito, fra le altre cose, della tenuta di classici come Manhattan e Negroni tra le preferenze dei consumatori. A loro volta, questi drink si avvantaggiano della cocktail culture metropolitana (in crescita) e dell’influenza che esercita anche al di fuori delle grandi città e dei tradizionali circuiti del bere bene.

Il vermouth secco, pur avendo perso quote di mercato, mantiene prospettive ottimistiche. Alcune fonti ipotizzano una CAGR tra il 6% e l’8% fino al 2030. Fattori trainanti: la tenuta del tradizionale Dry Martini e il trend delle bevute con un basso tasso zuccherino (legate a uno stile di vita più salutare). Aiuta anche il fatto che i produttori hanno da tempo investito sui vermouth premium e quindi possono approfittare della tendenza a privilegiare la qualità.

Dove e come si consuma il vermouth

Il consumo di vermouth

L’Europa rappresenta la regione più significativa per il consumo di vermouth. Nel 2024 ha generato un giro economico intorno ai 4,35 miliardi di dollari, forte di una tradizione radicata soprattutto in Italia, Francia e Spagna. La parte del leone è fatta da prodotti artigianali e premium, e l’Italia ha un ruolo quasi monopolista nella produzione di vermouth.

Gli esperti affermano che Stati Uniti e Canada sono un’area importante grazie soprattutto al trend dei drink low-alcohol e all’espansione della cocktail culture al di fuori dei tradizionali centri urbani di riferimento. In questo contesto è significativa anche la domanda legata al consumo domestico, che premia prodotti autentici, artigianali e premium (cosa che avvantaggia i made in Italy).

Vermouth in crescita, il resto del mondo

La regione Asia-Pacifico è quella con il potenziale più elevato. Merito della crescente urbanizzazione, dell’aumento degli stipendi medi e della tendenza ad abbracciare lo stile occidentale nel consumo di alcol. Cina (per l’urbanizzazione) e India (per la classe media in ascesa) promettono una crescita considerevole. Dal canto loro, Giappone e Australia denotano una maggiore concentrazione sul segmento premium e artigianale. Un’analoga evoluzione verso i prodotti di fascia alta è prevista nell’America Latina, in particolare Brasile, Messico e Argentina.

In ultimo, Medio Oriente e Africa. Qui le dimensioni del mercato sono modeste, ma si intravedono i sintomi di una lenta accelerazione. A trascinarli sono il crescente numero di occidentali espatriati, l’espansione del settore turistico e l’apprezzamento per la cultura dei cocktail in stile occidentale.