Roma, quella legata al mondo dei bar, porta un nuovo il lutto. Dopo l’addio a Marco Zampilli, l’8 gennaio Centocelle vedrà chiudere Ru.De. E quando un posto come Ru.De chiude, il rischio è che le parole arrivino sempre un passo dopo a quello che ha significato. Ru.De ha funzionato come luogo prima ancora che come locale. La sua forza stava nell’essere un punto fermo della vita quotidiana del quartiere. Il bancone affacciato sulla strada e il flusso continuo di persone hanno costruito, nel tempo e in quello spazio, un’abitudine condivisa. Ru.De è cresciuto così, accompagnando il cambiamento di quella parte verace di Roma.
Ru.De Centocelle chiude

Dunque dopo otto anni, Ru.De, cocktail bar di Centocelle, chiude definitivamente l’8 febbraio. Una data che arriva a pochi mesi dalla scomparsa di uno dei suoi fondatori, Marco Zampilli, il che rende questo passaggio ancora più delicato. La chiusura assume il valore di un saluto collettivo. L’ultima domenica diventa un momento da attraversare con la gente che lo ha frequentato, con la musica, con i drink, senza però separare la memoria dalla vita che continua.
Cosa sarà per il quartiere Centocelle senza Ru.De

Per Centocelle il vuoto sarà immediato. Ru.De ha rappresentato una certezza quotidiana, quale punto di riferimento e luogo dove fermarsi senza appuntamenti. Un bar capace di accogliere momenti diversi della giornata, quanto pubblici diversi. Un modo di stare insieme che ha fatto comunità, sera dopo sera.
Anche per la mixology romana la perdita pesa. Ru.De ha dimostrato che la qualità può vivere lontano dal centro e conquistare autorevolezza anche in una zona popolare. Apripista per il quartiere, «Ru.de è nato come una missione», racconta il fondatore di Ru.De, Cristian Ricci. «Con Marco volevamo riportare a Centocelle, dove siamo cresciuti, tutto quello che avevamo imparato altrove. Accendere una luce in questa zona e dimostrare che anche qui si poteva bere bene». L’idea era semplice: accogliere tutti e far sentire le persone a casa. «Abbiamo sempre voluto che Ru.De fosse un luogo accessibile, dove si poteva passare una serata leggera, ma allo stesso tempo vivere qualcosa di diverso. Quando entravi, ti staccavi da quello che c’era fuori».
Quando nasce Ru.De

Il progetto Ru.De di Marco Zampilli e Cristian Ricci negli anni prende sempre più forma riducendo la distanza tra bancone e pubblico e puntando sull’ospitalità quanto sulla ricerca dei cocktail. «Ho seguito Ru.De fin dall’inizio, come responsabile della comunicazione e dei social, ma soprattutto vivendo il progetto da dentro. Ru.De è stato un viaggio vero, fatto senza ansia da prestazione, con uno spirito pionieristico e molto libero. Per questo ci siamo permessi di giocare, di sperimentare e di non prenderci mai troppo sul serio», spiega Valerio Orvieto, amico di Marco e Cristian. «Abbiamo raccontato Ru.De con ironia, anche prendendo in giro certi meccanismi dell’hype. Era un modo coerente di raccontare quello che il locale era davvero. Perché questo posto è sempre stato una famiglia».
Marco Zampilli e la sua eredità a Roma
Ru.De era anche Marco Zampilli, scomparso tragicamente a 42 anni, in un incidente ad agosto 2025. Zampilli, uno di quelli che appartengono davvero al quartiere e che, insieme all’amico Cristian, aveva puntato tutto sul locale di via dei Castani, 228. «Con Marco ci completavamo. Avevamo caratteri diversi, quasi opposti, ma proprio per questo riuscivamo a bilanciarci. Lui era un trascinatore, sempre in prima linea. Aveva un’ambizione rara, fatta di valori più che di risultati, e riusciva a portarla avanti con una naturalezza disarmante», racconta Ricci. Ha lasciato un grande vuoto, Marco. «Sapeva mettere le persone a proprio agio. Era ospitalità pura, nel senso più vero del termine. Ed è questa l’eredità più grande che ci ha lasciato», aggiunge Orvieto.
Ora resta il momento del saluto. Con il peso emotivo che porta con sé e con la consapevolezza di aver attraversato otto anni pieni. Ru.De Centocelle chiude, mentre il ricordo di Marco, della gente, delle bevute, delle risate restano presenti. L’ultimo brindisi assume così un valore necessario. Una celebrazione della vita nel luogo che ha saputo rappresentarla ogni giorno. E come dice Orvieto: «La chiusura non è la fine di un sogno. Il sogno, in realtà, si è compiuto. E in otto anni ce lo siamo vissuto tutti insieme fino in fondo».
Gli amici di Ru.De

Le testimonianze che seguono qui arrivano dal mondo del bar. Colleghi che hanno incrociato Marco, Cristian e Valerio in momenti diversi. Persone che sono entrate da Ru.De e altre che l’hanno osservato da fuori, riconoscendone però il peso nel panorama romano della mixology. Voci che parlano da professionisti, capaci di leggere il progetto oltre il personale.
Leonardo Leuci
«Ru.De è stato un posto che ha dato un impulso reale al cambiamento della percezione di ciò che si può fare, e si deve fare, nelle periferie. Ha portato nel quartiere un approccio diverso rispetto a quello che c’era prima, mettendo al centro l’importanza della qualità. Persone come Marco e i suoi soci, che hanno creduto e continuano a credere nelle periferie, meritano molto di più, sia dall’attenzione della community sia a livello istituzionale. Chi scommette sulla qualità e porta modelli virtuosi in quartieri più complessi rispetto ai centri storici dovrebbe essere sostenuto.
Per anni Ru.De è stato un vero punto di riferimento. Ha creduto in qualcosa in cui pochi avevano creduto prima, soprattutto nel campo della miscelazione. Va ricordato per quello che ha fatto e per quello che ha rappresentato, per Roma in generale e per il quartiere, oltre che per l’impegno costante che c’è stato dietro questo progetto. Credo che dovrebbe essere un esempio per chi vuole mettersi in gioco, per chi sogna di aprire qualcosa di proprio scegliendo le periferie come luogo, con l’idea di portare un beneficio a zone che troppo spesso restano ai margini dell’attenzione istituzionale.
Per me è stato un piacere e un onore conoscerli e poter frequentare il loro locale quando ne avevo l’occasione. Marco va ricordato per la sua capacità di crederci davvero e per la positività con cui ha portato avanti ciò in cui credeva. Resterà un esempio»
Patrick Pistolesi
«Sono molto vicino a Ru.De, e lo ero fin dall’inizio, perché avevamo più o meno lo stesso stile in una periferia lontana. Loro a Centocelle, io in un’altra zona, ma il contesto era simile. Ricordo che all’inizio rimasi colpito dal loro modo di fare, soprattutto perché avevamo appena aperto Drink Kong. Marco, con il suo modo di essere e con quegli occhi grandi e simpatici, commentò con entusiasmo il mio progetto. Senza invidia, con ammirazione sincera. Questo racconta bene chi era.
Ru.De per me è stato un luogo molto coraggioso. Un cocktail bar moderno, a tutti gli effetti di quartiere, in una zona lontana da quelle che di solito vengono considerate centrali per il mondo dei cocktail, che tende a concentrarsi nel centro storico e sugli stranieri. Marco e Cristian sono riusciti a portare avanti questa visione con grande forza. Oggi faccio fatica a parlarne, perché Marco era un grande amico. La sua mancanza ha segnato tutti noi. Era un ragazzo generoso, uno che ti dava tutto, sempre in mezzo alla mischia. Riusciva a strapparti un sorriso anche quando c’era una giornataccia. Perdere qualcuno come Marco, e in quelle circostanze, è sempre durissimo».
Lorenzo Politano
«Ru.De Centocelle non è mai stato solo un bar. È stato un progetto culturale, un punto di riferimento per la periferia romana e per la bar industry, un luogo che ha dimostrato che qualità, visione e identità possono nascere anche lontano dal centro. Ha dato molto al quartiere, alle persone, a chi ci ha lavorato e a chi lo ha vissuto. Ru.De era il sogno diMarco Zampilli e Cristian Ricci, costruito con sacrifici enormi e una determinazione rara. Dopo tanti sforzi erano riusciti a renderlo reale, vivo e riconoscibile. La chiusura non cancella tutto questo. Nulla di Rude finirà davvero. Rimarranno l’energia, la voglia di lottare ogni giorno e il coraggio di andare avanti che questo posto ha saputo trasmettere a tutti noi.
Se penso a Marco, per me resterà sempre un fratello, prima ancora che un collega. Un amico vero, un grande bartender e uno dei più grandi romanisti che io abbia mai conosciuto nella mia vita. Di lui, e di quello che Ru.De ha rappresentato, porterò sempre il vanto».
Riccardo Rossi
«Per me Ru.De è stato il primo faro su Centocelle per quanto riguarda la mixology. Io vivo e lavoro da tutta altra parte a Roma e il quartiere l’ho scoperto grazie a loro. É stato il sogno di due bartender romani, due amici, che ce l’avevano fatta. A Roma stanno andando molto anche i bar di quartiere e Centocelle perde la sua stella principale dopo aver già perso Marco l’anno scorso».
Immagini courtesy Rude Centocelle






