L’habitué beve esclusivamente Paloma, il giornalista solo Martini, il turista vive di Spritz, all’influencer importa il bicchiere e non quello che c’è dentro. In quanto ai colleghi: «Un bartender ti chiederà sempre un Daiquiri». Parola di Riccardo Rossi, anima di Freni e Frizioni di Roma.
E se anni d’esperienza insegnano che certe tipologie di clienti esistono davvero, tanto vale mettere in campo una drink list che li omaggi con ironia. Si chiama Bar Stereotypes e offre ai consumatori twist di ciò che immancabilmente ordineranno. 12 nuovi cocktail da provare tutti, a prescindere dalle singole dediche e sforzandosi di non ricadere negli stereotipi. Oppure accettandoli con nonchalance.
La nuova drink list di Freni e Frizioni omaggia gli stereotipi da bar

Alcuni esempi, per capire. C’è il cocktail The Tourist, dedicato ovviamente al turista: un tipo particolare di cliente che, si legge sul menu, «pensa che Italia significhi pizza, pasta e… Spritz. A casa beve whisky liscio, qui Spritz». Per lui una miscela a base di prosecco, lamponi, liquore ai fiori di sambuco, sorbetto al limone e hard seltzer. È sempre uno Spritz, però meno banale.
Tra gli stereotipi non poteva mancare l’irriducibile da bar, quello che fa le maratone: inizia all’ora dell’aperitivo, tira notte fonda e «chiude con un bicchiere carico d’alcol dopo avere incassato l’ennesimo no da una ragazza». A lui Freni e Frizioni dedica il Last Man Standing, fatto con rye whiskey, rum, vino fortificato e liquore. Per aiutarsi ad accettare l’inesorabile verità: è ora di andare a casa.
C’è poi il cocktail Nerd (a base di rum e cachaça), dedicato ai novellini della bar scene, che ora danno lezioni a tutti, bevono solo i classici e alle feste sono i re del punch. E c’è The Colleague (fatto con rum e liquori), pensato per il cliente che si presenta dicendo «faccio anch’io questo lavoro»: parla tanto, assaggia i signature, ma alla fine ordina sempre un Daiquiri. Infine ecco Disco Never Dies a base di vodka: per i nostalgici da primato, quelli che ancora vanno alla ricerca dei cocktail coloratissimi di una volta, quelli che non importa se le mode cambiano perché loro restano fedeli al passato.
Una drink list che fa sorridere

«Già da qualche anno avevamo in mente questo menu», racconta Riccardo Rossi, «ma per un motivo o per un altro lo avevamo sempre rimandato. Ci siamo divertiti a creare le caricature delle varie tipologie di clienti. Ovviamente avremmo potuto metterne di più, ma i drink dovevano essere dodici e così abbiamo fatto una selezione».
Continua, «Mi piace molto osservare la sala da questa parte del bancone e devo dire che molti di questi personaggi hanno veramente caratteristiche in comune, simili comportamenti, simili gusti. Il bartender, per esempio, ti chiederà sempre un Daiquiri, e così gli abbiamo dedicato un twist del Nuclear Daiquiri, che è meno mainstream. Abbiamo dei regular che da quando c’è stato il boom del Paloma bevono solo quello. E di Martiniani ne conosciamo tanti: alcuni bevono più secco, altri più morbido e per questo prevediamo due versioni a seconda dei gusti».
Che tipo di stereotipo è Riccardo Rossi?

Non poteva mancare il momento dell’autoconsapevolezza, e Riccardo Rossi non si tira indietro: «Io si sono un “collega” ma il Daiquiri lo chiedo poco: non perché non mi piaccia ma perché con me il cocktail dura davvero poco, lo finisco subito. Posso essere il “curioso”, specie quando vado in un bar che stimo molto, quindi provo qualcosa di particolare dalla loro drink list. Altre volte sono il “boss’ friend”: gira che ti rigira vado sul semplice e ordino un Gin & Tonic. Altre volte ancora, ahimè, sono il “last man standing”, quello che rimane fino a chiusura e che lascia da parte sour e highball per chiedere qualcosa di più forte».








Immagini courtesy Freni e Frizioni






