Il paradosso dello champagne zero alcol

Può esistere uno Champagne zero alcol? Ecco cosa dice la denominazione

Lo champagne vive un paradosso. Mentre i consumi globali rallentano e cresce la domanda di vini a bassa gradazione, la denominazione più protetta del mondo si trova davanti a un quesito semplice: può esistere uno champagne zero alcol?

Perché lo champagne zero alcol non è ammesso dal disciplinare

Dal punto di vista legale, la risposta oggi è no. Il disciplinare dell’AOC Champagne richiede che, al termine della fermentazione, il vino raggiunga fino al 13% di alcol in volume. Inoltre, la documentazione ufficiale della denominazione stabilisce che il titolo alcolometrico delle cuvée destinate all’elaborazione dello Champagne non può essere inferiore al 9%. Questo significa che, idealmente, una cuvée a 0,0% non rientra nella definizione di Champagne, ma in quella più ampia di bevanda spumante.

Le alternative allo champagne zero alcol

Il mercato, però, si muove. La categoria degli sparkling dealcolati è in forte crescita e attrae investimenti. Basta pensare a French Bloom, maison che produce bollicine 0,0% da basi di Chardonnay e Pinot Noir dealcolate e che ha visto l’ingresso nel capitale di Moët Hennessy, oltre a partnership internazionali come quella con la Formula 1. Molte aziende del vino guardano a queste etichette come a una seconda via strategica, senza il nome di champagne, ma con simili gestualità e linguaggi, rivolti a chi vuole brindare senza alcol.

Produttori, tutela del nome e ambiguità

Dentro la regione i produttori si muovono con prudenza. Da un lato difendono la denominazione contro qualsiasi uso improprio del nome champagne, come mostrano le battaglie legali su marchi, claim pubblicitari e imitazioni considerate troppo vicine alla reputazione della DOC francese. Dall’altro non ignorano il potenziale di una domanda trasversale, fatta di consumatori attenti alla salute, alla guida responsabile, a uno stile di vita più leggero. Il risultato è un equilibrio sottile. Alcune maison sperimentano con spumanti a bassa gradazione fuori disciplinare, altre preferiscono allearsi con marchi specializzati nel segmento alcol free, mantenendo una netta separazione tra champagne e alternative analcoliche. A complicare il quadro c’è anche un’ambiguità lessicale: molte bottiglie riportano la dicitura “zero dosage” o “dosage zéro”, che non ha niente a che vedere con il tenore alcolico, ma indica l’assenza di zucchero di dosaggio.

Il futuro dello champagne no alcol

Champagne zero alcol

Sul tema di un ipotetico champagne analcolico la posizione ufficiale resta sospesa. Il Comité Champagne, pur aggiornando con regolarità i dossier su rese, sostenibilità e tutela della denominazione, non ha ancora espresso un commento specifico sulla possibilità di ammettere vini 0,0% sotto il cappello dell’AOC, limitandosi a ribadire i parametri tecnici dello champagne così come definiti dal disciplinare. Un silenzio che vale come messaggio indiretto: per ora champagne significa vino con alcol. Nel frattempo le bollicine zero alcol di nuova generazione occupano uno spazio vicino al re dei vini francesi. Offrono la stessa ritualità e un buon perlage, ma si fermano un passo prima della denominazione. Nei prossimi anni la partita si giocherà sul confine tra tutela del nome e volontà di includere nel brindisi anche chi sceglie di tenere il grado alcolico a zero.

Tratto dal magazine cartaceo di Coqtail – for fine drinkers. Ordinalo qui 

Foto di Alberto Blasetti, location Piano35, Torino. Riproduzione vietata