stefano-agostino-langosteria-ally's-bar-coqtail

Nel quadrilatero milanese ha inaugurato Langosteria Ally’s Bar, guidato da Stefano Agostino

Milano cambia spesso aspetto, ma quando un nuovo indirizzo apre in uno spazio storico come Palazzo Fendi il movimento si avverte in modo decisivo. L’edificio razionalista disegnato da Emilio Lancia negli anni ’30, tra San Babila e Montenapoleone, oggi ospita più di un progetto interessante ed estende la presenza del Gruppo Langosteria su tre piani, con un interior design firmato da Enrico Buonocore, fondatore e ceo del Gruppo e dal team di architettura del noto brand di moda romano.

Il quinto piano accoglie Langosteria Montenapoleone, fine dining con sale impostate su un’eleganza non pretenziosa e terrazze affacciate sul distretto della moda. Il quarto piano è dedicato (da gennaio) a Pepe – barra italiana, centrato su piatti nostrani e un servizio costruito attorno al bancone, mentre gli appassionati di mixology trovano casa al sesto piano dove prende forma Langosteria Ally’s Bar, il primo cocktail bar del Gruppo.

Stefano Agostino è il bar manager di Langosteria Ally’s Bar

Langosteria-Ally's-Bar-stefano-agostino-coqtail
Stefano Agostino

Un progetto autonomo rispetto alla proposta gastronomica, composto da una sala, una terrazza rivolta verso lo skyline del centro città, una private dining room, e 55 posti a sedere dove degustare cocktail trattati con la stessa attenzione dedicata ai piatti di Langosteria. La drink list, trenta cocktail in totale, riflette la cifra del bar manager Stefano Agostino che la definisce: «Essenziale, contemporanea e concentrata su sapori diretti e autentici. Una carta pensata per dare a Milano una nuova misura del bere bene».

Il percorso professionale di Stefano Agostino

stefano-agostino-bar-manager-langosteria-ally's-bar-coqtail
Stefano Agostino sulla scala che conduce ad Ally’s Bar

Per Agostino, Langosteria Ally’s Bar è stato un passaggio naturale dopo anni spesi tra Milano e Londra, due capitali dell’ospitalità. Dal Doping Club, che ha segnato l’inizio della sua storia milanese, all’American Bar del Savoy al Kwant nella capitale inglese e con Erik Lorincz, fino al Camparino in Galleria. Una traiettoria che ha consolidato il suo metodo, il suo ritmo e una professionalità ormai pienamente matura. «Ora con Langosteria, che ha una visione fortemente internazionale, molto solida e con una crescita costante, sono alla guida di un team davvero preparato. Per me è un privilegio essere parte di questo progetto». Il cocktail bar immaginato da Agostino vive su un servizio interamente seduto, con una gestione che permette alla squadra di garantire precisione in ogni passaggio.

Il concept del viaggio e una carta pensata per la leggibilità

La Vie En Rose, con champagne rosé, rosolio, ribes nero, rosa damascena
La Vie En Rose, con champagne rosé, rosolio, ribes nero, rosa damascena

La sala è costruita per sostenere una carta molto ampia, il cui concept generale richiama il tema del viaggio. Ogni elemento già presente nell’universo Langosteria, qui è tradotto in un ritmo fluido e un linguaggio visivo che punta alla continuità. «Trenta cocktail affiancano signature e grandi classici, in un percorso che privilegia sapori chiari e bilanciamento. L’obiettivo è offrire un menu leggibile, in cui ogni scelta racconta un approccio consapevole. Gli ingredienti sono selezionati per coerenza, le tecniche sono calibrate per garantire costanza. E la lettura è immediata».

Stefano Agostino racconta i signature cocktail

Pomodoro Mezcal, uno dei drink di Langosteria Ally’s Bar
Pomodoro Mezcal

Guardando ai signature, ciascuno definisce l’identità sensoriale di Ally’s Bar ed è costruito attorno a un ingrediente cardine: pomodoro, oliva e caffè. Pomodoro Mezcal è un drink che utilizza un pomodoro fresco con una tecnica che restituisce una texture densa e strutturata. «È una bevuta leggera, molto fresca», spiega Agostino. E il mezcal aggiunge la giusta profondità, che dialoga con l’acidità del frutto rosso.

Invece, il Dirty Martini mette al centro la Nocellara del Belice, scelta per la sua ricchezza aromatica e la pulizia del gusto. «Questa particolare oliva siciliana viene utilizzata per la sua espressività aromatica e l’equilibrio naturale tra note erbacee, rotondità e pulizia gustativa. La base di vodka funge da struttura neutra consentendo all’oliva di emergere. Il servizio al tavolo del drink diventa parte integrante del gesto tecnico, assicurando coerenza di temperatura, diluizione e brillantezza sensoriale», sottolinea il bar manager.

Analizzando Martini Arabica, questo mette il caffè al centro di una costruzione essenziale: il suo aroma. «Partiamo da un cordiale di caffè arabica naturale infuso con fava tonka», racconta Agostino. «Il caffè guida il profilo aromatico con note calde, lineari, avvolgenti. Mentre un’essenza di pepe nero introduce una vibrazione speziata e approfondisce il finale senza appesantirlo. Ne esce un drink dall’eleganza sobria fondato su pulizia tecnica e qualità dell’ingrediente».

Grandi classici, proposte analcoliche e centralità dell’ospite

Martini Arabica, il cocktail che mette al centro del gusto il caffè
Martini Arabica, cocktail che mette al centro del gusto il caffè

Il resto della carta amplia il repertorio della bevuta attraverso i grandi classici della mixology. Old Cuban, Air Mail, Red Hook, Hanky Panky, solo per citarne alcuni. Continuando a sfogliare il menu, non mancano diverse proposte analcoliche e un lungo elenco di distillati. «Il nostro focus è lontano dall’ego del bartender. Ci focalizziamo sull’ospite con un servizio concentrato sul dettaglio, per costruire la migliore esperienza possibile per chi ci sceglie», conclude Stefano Agostino da dietro il bancone di Langosteria Ally’s Bar, il nuovo riferimento per chi considera il bere bene una scelta di stile.

Tratto dal magazine cartaceo di Coqtail – for fine drinkers. Ordinalo qui

Immagini credits Emanuel Florentin x Coqtail, riproduzione vietata