Ricetta del Last Word cocktail

Last Word, il cocktail che sfidò il proibizionismo

Negli anni bui del Proibizionismo, quando bere alcol era reato e i bar vivevano tra clandestinità e sotterfugi, il Detroit Athletic Club fece una scelta controcorrente. È in questo contesto che nacque Last Word, il signature più costoso del menu.

L’era del Proibizionismo

Negli Stati Uniti del Proibizionismo (1920-1933) la vendita, la produzione e il trasporto di alcol erano illegali. Ciononostante un sacco di gente voleva bere lo stesso. Poco importava il rischio di incorrere nel severo braccio della Legge: quel che contava era bere. Magari male, persino malissimo, però bere. E così i bar si adeguarono: divennero clandestini e servirono robaccia. Non tutti. Fra coloro che dissero di no c’era il rispettabilissimo Detroit Athletic Club (DAC), dove un certo grado di qualità non venne meno.

Il format controcorrente del Detroit Athletic Club

Altrove ci si ingegnò per far sparire le bottiglie in caso la polizia facesse irruzione: porte mimetizzate, scaffali ribaltabili, cantine segrete, nicchie nascoste, uscite di sicurezza. In casi estremi una mazzetta da consegnare con discrezione. Presso il DAC la musica era diversa perché i gestori erano maestri della sfumatura. Intanto si presentavano come club d’élite, con tanto di tessera associativa. E siccome i soci erano molto facoltosi avevano una loro scorta privata di bottiglie, spesso acquistate prima del 1920 e quindi non soggette a restrizioni. Di suo, il DAC le conservava per pura gentilezza d’animo. Tecnicamente non vendeva alcol: si limitava a fornire bicchieri, ghiaccio, shaker e un luogo per conversare.

Last Word, il drink più costoso del menu

Così per tutto il Proibizionismo è stato possibile ordinare, con discrezione, uno dei signature del luogo. È quello più costoso del menu: 35 centesimi dell’epoca. Si chiama Last Word e non è ben chiaro chi l’abbia creato. Molti studiosi tirano in ballo il nome di Frank Fogarty, un attore di vaudeville di origini irlandesi: da qui il soprannome “il menestrello di Dublino”. I casi sono due: l’ha davvero inventato lui intorno al 1915, oppure l’ha assaggiato al DAC in quegli stessi anni, se n’è innamorato e ne ha diffuso la fama in tutta la nazione grazie alle sue tournée.

La ricetta del Last Word

Ricetta Last Word del Detroit Athletic Club
Last Word

Ingredienti

  • 22,5 ml di dry gin
  • 22,5 ml di maraschino
  • 22,5 ml di liquore francese alle erbe
  • 22,5 ml di succo di lime

Preparazione

Shakerare e filtrare in una coppetta.

Decorazione

Nessuna.

Tratto dal magazine cartaceo di Coqtail – for fine drinkers. Ordinalo qui

Immagini credits Alberto Blasetti, location Piano35, Torino